Una riforma che penalizza, ancora, i pensionati

Le modifiche alla riforma della pubblica amministrazione penalizzano pesantemente pensionati e “pensionandi”. “Non ci stiamo! Non possiamo più stare fermi!” è la reazione dello Spi Cgil. La protesta monterà nelle prossime settimane con iniziative e manifestazioni in tutta Italia.

Lunedì scorso 4 agosto il Governo ha corretto il testo di riforma della Pubblica Amministrazione già approvato alla Camera.

In particolare si sottolinea che non sono stati approvati alcuni provvedimenti che avrebbero soddisfatto le richieste di pensionati e “pensionandi”:

  • niente pensionamento anticipato a settembre per i 4 mila tra docenti e personale della scuola che ad agosto 2012 avevano raggiunto quota 96 (61 anni di età e 35 di contributi o 60 +36), bloccati dalla legge Fornero;
  • niente eliminazione delle penalizzazioni per i lavoratori (uomini con anzianità di 42 anni e 6 mesi – donne 41anni e 6 mesi) che vorrebbero smettere di lavorare e, quindi, di andare in pensione prima dei 62 anni di età. La norma votata alla camera eliminava le penalizzazioni economiche sull’assegno e quelle sul calcolo dei contributi per chi avesse maturato i requisiti entro dicembre 2017;
  • niente pensionamento d’ufficio per i professori universitari e primari;
  • niente benefici sul calcolo della pensione per le vittime del terrorismo.

Il motivo di questa “marcia indietro” clamorosa è perché le norme in questione, secondo la Ragioneria dello Stato, non hanno  adeguata copertura finanziaria.

Non è un buon momento oltre che per i “pensionandi” nemmeno per i pensionati a cui era stato dato di sperare nel bonus di 80 euro per il 2015: ora viene detto che “si vedrà…”!

In Veneto la platea degli aventi diritto al bonus è di circa un milione di pensionati (su un totale di 1 milione e 300mila) nella fascia tra 8mila e 26mila euro di reddito lordo annuo.PensionatiVeneto-Classi-di-Reddito

 

“La pazienza ha un limite – dichiara il Segretario generale nazionale dello Spi Cgil, Carla Cantone – ed è per questo che penso che non potremo più stare fermi. I pensionati hanno accettato l’idea di non avere subito gli 80 euro perché il premier ha detto che glieli avrebbe dati dopo. Noi non ci stiamo, non si possono fare delle promesse così grosse e importanti senza poi mantenerle”.

“Ai pensionati – interviene anche Rita Turati, segretario generale regionale Spi Cgil Veneto – non possono essere accollati ancora una volta i costi della crisi; è una questione di giustizia sociale.  In questo modo milioni di persone vengono del tutto dimenticate e invece avrebbero davvero bisogno di risposte, riconoscendo loro il valore dei sacrifici fatti negli ultimi anni con il persistente blocco delle rivalutazioni delle pensioni ed ora con il mancato riconoscimento del bonus di 80 euro”.