Non autosufficienza, il 29 marzo i sindacati dei pensionati presentano le proprie proposte

Frammentazione organizzativa, modelli obsoleti, finanziamenti insufficienti: cosa si può fare da ora?

Il Covid è stato uno stress test sui servizi socio-sanitari, soprattutto per gli anziani e in modo ancora più pesante per i circa 200mila anziani veneti non autosufficienti. La pandemia ha evidenziato e reso non più eludibili i problemi di questo settore, che sono sostanzialmente tre: frammentazione organizzativa delle risposte, modelli di intervento non più adeguati alle esigenze attuali e finanziamenti insufficienti. In questi mesi i sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil del Veneto hanno messo sotto la lente l’offerta nella nostra regione dei servizi per la non autosufficienza, stilando un documento di analisi delle criticità e di proposte per risolverle, che verrà illustrato martedì 29 marzo, alle 10, nel convegno Migliorare i servizi e le prestazioni per gli anziani non autosufficienti nella regione del Veneto. Al convegno, che sarà trasmesso in streaming sulle pagine Facebook dei sindacati @SpiCgilVeneto, @FnpVeneto e @uilpensionativeneto, parteciperanno l’assessora alla Sanità e Sociale del Veneto Manuela Lanzarin; Livia Turco, presidente della Commissione Interventi sociali e politiche per la non autosufficienza, istituita dal Ministero del Lavoro; Francesco Facci, presidente Uneba Veneto.

Ripensare la gestione della non autosufficienza non è più procrastinabile, soprattutto alla luce del quadro demografico e sanitario. Se oggi gli anziani in Veneto rappresentano il 23% della popolazione con 1,1 milioni di persone, nel 2050 saranno 1,6 milioni (35%), e fra di essi è la fascia degli over 80 ad aumentare di più, quasi raddoppiando: dai 358mila di oggi ai 693mila nel 2050. Ancora più significativo il dato dei centenari: 1.100 oggi, 6.400 fra meno di 30 anni. Ma una lunga vita non corrisponde a una buona salute: un terzo degli over 75 presenta una grave limitazione dell’autonomia, e 8 anziani su 10 hanno sviluppato una o più malattie croniche che, a lungo andare, possono portare alla non autosufficienza. Nel 2030, fra pochissimo, si stima che in Italia saranno 8 milioni gli anziani con almeno una malattia cronica grave, di questi 5 milioni saranno disabili. Anche se la legge quadro nazionale, prevista dal PNRR, probabilmente non vedrà la luce prima del 2023, già ora, con gli strumenti che la Regione Veneto ha, si possono mettere in campo interventi migliorativi organizzando meglio e in modo omogeneo su tutto il territorio i servizi presenti, rivedendo le loro modalità di finanziamento e prevedendo sistemi di monitoraggio. Interventi individuati voce per voce dal lavoro condotto dai sindacati dei pensionati.

«La non autosufficienza è la vera emergenza del terzo millennio – commentano le segretarie generali venete Elena Di Gregorio (Spi Cgil), Tina Cupani (Fnp Cisl) e Debora Rocco (Uilp Uil)dobbiamo impegnarci da oggi a garantire servizi adeguati alla domanda che aumenterà, che siano dignitosi per l’anziano che ne ha bisogno e di sollievo per la famiglia che lo sostiene. Perché oggi, purtroppo, anziani e familiari sono quasi abbandonati a se stessi da un sistema che nella pratica non garantisce una gestione coerente delle multicronicità, che sono il primo passo del percorso che porta alla perdita dell’autonomia. Ringraziamo pubblicamente i nostri delegati alle politiche socio-sanitarie Gino Ferraresso, Sergio Furlanetto e Lorenza Cervellin per il prezioso lavoro svolto. Chiediamo ora alla Regione un confronto, che parta proprio dalle nostre proposte per costruire risposte adeguate».

Le principali proposte dei sindacati

Fra le criticità sollevate nel documento molto articolato di Spi, Fnp e Uilp, quella principale è organizzativa ed è alla base di tutto il sistema: i servizi per i non autosufficienti sono offerti da una pluralità di soggetti (Regione, Ulss, Comune, enti convenzionati ed enti privati) non coordinati tra loro, in una situazione difforme in tutto il Veneto. E l’onere di “capirci qualcosa” ricade esclusivamente sulle famiglie. Inoltre, va potenziato e ripensato come si finanziano i servizi, alla luce dell’orientamento sia dell’ultimo Piano socio-sanitario regionale che del PNRR, che puntano sul potenziamento della casa come primo luogo di cura: degli 832 milioni di euro del Fondo regionale per la non autosufficienza, 529 milioni sono destinati alla residenzialità degli anziani – e sono tutti necessari – ma solo 109 alle Impegnative di cura domiciliare. Tuttavia l’82% degli anziani veneti non autosufficienti vive in famiglia o da solo con l’assistente familiare.

Una voce importante riguarda la residenzialità: è necessario rivedere il sistema degli accreditamenti delle case di riposo in ragione dell’età media degli ospiti (85 anni) e del fatto che il bisogno di prestazioni sanitarie è nettamente aumentato: servono servizi adeguati e personale formato. In particolare, per quanto riguarda le strutture pubbliche Ipab, i sindacati dei pensionati tornano a chiedere che venga fatta la loro riforma, una legge dello Stato del 2000 mai applicata in Veneto. Una profonda revisione va fatta anche sulle Impegnative di residenzialità: ne servono di più (almeno 30mila) e serve aumentare anche il loro importo, fermo al 2010. Ma serve anche definire delle rette omogenee in tutte le strutture residenziali, finalizzate a garantire una quota equa a carico dell’utente.

La registrazione dell’evento sarà disponibile dal giorno seguente anche sul canale YouTube dello Spi Cgil Veneto.

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