Rivalutazione delle pensioni: che cosa sta accadendo

Dal 1° gennaio 2022 la rivalutazione o perequazione delle pensioni è un po’ più generosa per tutti i pensionati e le pensionate, indipendentemente dall’ammontare dell’assegno. È infatti scaduta la disciplina transitoria della legge 147/2013 che prevedeva limitazioni sull’adeguamento all’inflazione delle pensioni più alte, e inoltre fissava nuovi termini per il famigerato contributo di solidarietà, due temi largamente dominanti nel dibattito politico degli ultimi 10 anni, tra fiammate di populismo e istanze di equità sociale.
Dopo il tentativo del 2011 del governo Berlusconi di imporre un prelievo variabile del 5-15% sulle pensioni superiori ai 90 mila euro annui e il successivo provvedimento del 2012 della Riforma Fornero per bloccare l’indicizzazione delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps, la materia ha trovato un suo assestamento nella Legge 147 del 2013 (la Finanziaria 2014) la quale, recependo le indicazioni espresse dai vari pronunciamenti intervenuti nel frattempo da parte della Corte Costituzionale, aveva ridefinito tali misure rendendole limitate e temporanee.
In breve, il 31 dicembre 2021 è arriva a scadenza la transitorietà di queste misure e dal 1° gennaio 2022 torna in vigore la disciplina prevista dalla precedente legge 388/2000 che non prevede contributi di solidarietà mentre sul lato delle rivalutazioni mantiene il criterio della piena rivalutazione per le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo Inps (che dal 2022 è pari a 523,83 euro); fa salire al 90% la rivalutazione di quelle comprese tra 4 e 5 volte la pensione minima (prima era del 77%) e porta al 75% la rivalutazione degli assegni superiori a 5 volte il minimo (prima la rivalutazione era limitata al 40%-52% a seconda dello scaglione di appartenenza).
Come si può vedere, quindi, per le pensioni più basse – che a Verona come nel resto del Veneto e d’Italia coinvolgono la stragrande maggioranza dei pensionati – non cambia nulla, mentre i pensionati più benestanti avranno più potere di acquisto.
A questa novità, se ne aggiunge un’altra, molto meno positiva, riguardante la ripresa dell’inflazione, trainata, come è noto, dall’esplosione dei prezzi dei beni energetici, luce e gas in testa.
Al termine di ogni anno il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con proprio decreto, fissa “in via previsionale” sulla base dei dati Istat sull’inflazione la variazione percentuale dell’indice di perequazione attesa per l’anno successivo e fa un conguaglio rispetto a quella che aveva preventivata l’anno precedente.
Ebbene, il decreto del Ministero delle Finanze del 17 novembre 2021 ha confermato un indice di perequazione pari a zero per l’anno 2020 (quindi nulla è stato riconosciuto durante il 2021) mentre ha determinato per il 2021 un indice positivo dell’1,7% che verrà riconosciuto ai pensionati e alla pensionate nel corso del 2022 e sarà oggetto di successivo conguaglio entro fine anno.
Insomma, le pensioni crescono perché cresce l’inflazione, e questo preoccupa non solo perché l’inflazione penalizza di più le classi deboli, ma anche perché l’impennata dei prezzi non appare del tutto il frutto “spontaneo” della ripresa economica post Covid ma piuttosto della crisi in corso sul mercato dei beni energetici.

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