Pandemia, è di nuovo emergenza, lo Spi Cgil rinnova il suo impegno

Tremila nuovi contagiati a Verona, 14 mila nel Veneto, 155 mila nel Paese al 9 gennaio 2022: ogni giorno che passa segna un nuovo record nella diffusione del virus che nella sua variante Omicron si conferma contagioso come non mai: i nuovi picchi di contagiati giornalieri sono dalle due alle tre volte quelli dell’ondata di fine 2020. Grazie ai vaccini, e forse anche alla ridotta letalità del virus, gli stessi record fortunatamente non si rispecchiano anche nei ricoveri, che sono all’incirca la metà di quelli dell’ondata precedente. Allo stesso modo le morti, che viaggiano (finora) su livelli medi di meno 200 al giorno a livello nazionale contro un picco di circa mille dell’ondata di dicembre 2020, mentre nel Veneto siamo a una ventina di decessi medi al giorno contro picchi di oltre 100 al giorno del gennaio scorso.

Attualmente in tutta la regione (già finita in zona gialla e che attende di entrare in zona arancione) ci sono poco meno di 200 mila persone positive. La provincia con il maggior numero di nuovi casi è proprio Verona (3.034 al 9 gennaio) che supera di gran lunga Vicenza (2.542), Padova (2.493), Treviso (2.227), Venezia (1.876), Rovigo (793), Belluno (562). Negli ospedali veneti ci sono circa 1.780 ricoverati per Covid, il che costringe, anche nella nostra provincia, ad allestire nuovi posti letto per il trattamento del Covid rallentando il resto delle prestazioni sanitarie anche in ragione del personale sanitario sempre più stremato dall’infinita emergenza che dura da oltre due anni.

Dai primi di dicembre hanno ripreso piede le vaccinazioni, attorno alle 50 mila al giorno su base regionale. La stragrande maggioranza sono dosi booster (terze dosi) che nel frattempo sono giunte a coprire circa il 40% dell’intera popolazione veneta. Soltanto un 5-10% giornaliero sono prime dosi, a conferma che “l’ultimo miglio” verso la possibile immunità di gregge (attorno al 95%) è una strada ancora lunga e piena di ostacoli. La percentuale di veneti che ha fatto almeno una dose di vaccino è dell’81,1%. Il dato sale all’84,1% prendendo in considerazione soltanto la popolazione vaccinabile.

Dopo l’introduzione del Green Pass, risalente all’ottobre scorso, l’8 gennaio il governo ha introdotto l’obbligo vaccinale per tutto gli over 50. Inoltre dal 15 febbraio 2022 il Green Pass Rafforzato (cioè quello ottenuto da vaccinazione e non da tampone) sarà obbligatorio per

i lavoratori pubblici e privati con 50 anni di età per accedere ai luoghi di lavoro.

Tra il 20 gennaio e il 1° febbraio per accedere ai servizi alla persona, pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari, attività commerciali sarà necessario avere almeno il Green Pass Base, con la sola eccezione di alcuni servizi essenziali che verranno determinati in successivi provvedimenti.

In questa fase di rinnovata emergenza il Sindacato fa la sua parte per sostenere le misure di protezione della popolazione, pensionati e lavoratori, che inevitabilmente tendono alla generalizzazione dell’obbligo vaccinale, provvedimento che noi chiediamo dall’agosto 2021. Come Cgil Spi saremo vicini agli anziani residenti nelle case di riposo e continueremo a chiedere risorse e personale adeguate per per curare il Paese e il territorio non solo dalla pandemia, ma anche dall’abbandono della popolazione anziana che attualmente dispone di pochissimi servizi per l’autonomia, l’autosufficienza e l’invecchiamento attivo. 

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