Redditi bassi e inadeguati: l’emergenza Covid rischia di mettere in ginocchio lavoratori dipendenti e pensionati veneti

Lo Spi Cgil del Veneto analizza i dati regionali diffusi dal Mef e riferiti alle dichiarazioni 2019

Si impennano le entrate di imprenditori e autonomi ma solo il 2,5% dei contribuenti dichiara più di 75 mila euro annui

VENEZIA. Quando l’emergenza sanitaria lascerà il posto a quella economica, anche in Veneto saranno i lavoratori dipendenti e i pensionati a subire i contraccolpi più gravi. È quanto si evince dai dati sui redditi 2018 (dichiarazioni 2019) diffusi pochi giorni fa dal Ministero di Economia e Finanza ed elaborati dal sindacato dei pensionati (Spi) Cgil del Veneto. 

Pensionati e dipendenti. L’importo medio della pensione in Veneto è inferiore ai mille euro netti mensili (1.349 euro lordi, 17.544 euro annui) e, rispetto al 2017, è aumentato di poche decine di euro non risolvendo per tanti pensionati le difficoltà economiche, che rischiano di aumentare a causa del Coronavirus. Anche per i lavoratori dipendenti non sarà facile: l’entrata mensile è cresciuta rispetto all’anno prima, passando da una media di 1.643 euro lordi mensili (21.362 euro annui) a 1.658 euro (21.553 euro annui), ma è ritornata sostanzialmente agli stessi livelli del 2016.

Imprese e autonomi. Ben diverso il discorso per imprenditori e lavoratori autonomi, categorie che in questo momento stanno soffrendo per  il lockdown ma che possono contare su redditi di una certa entità e in continua crescita: i primi incamerano 143 euro lordi in più al mese, passando dai 3.315 euro del 2017  (39.784 euro annui) ai 3.459 euro del 2018 (41.508 euro annui),  mentre gli autonomi hanno visto un balzo in avanti notevole, da 4.076 euro mensili (48.919 euro lordi annui)  dichiarati nel 2017 ai 4.305 (51.665 euro annui) del 2018.

Reddito medio e diseguaglianze. In generale il reddito medio pro-capite in Veneto è sensibilmente più alto, 20.980 euro lordi all’anno, rispetto alla media nazionale, e in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente. E anche la ricchezza prodotta è in aumento del 3,6% (da circa 73 miliardi e 600 milioni euro a 76 miliardi e 230 milioni euro). Ma, come denuncia da tempo lo Spi Cgil regionale, è distribuita in modo iniquo creando forti diseguaglianze sociali. “È da notare che l’86% del reddito imponibile è riferito a lavoratori dipendenti e pensionati – spiega Renato Bressan della segreteria dello Spi Cgil del Veneto – questi ultimi da soli rappresentano più del 28% del reddito complessivo dichiarato”. Non solo. “Il 37% dei contribuenti veneti, quindi più di uno su tre, denuncia redditi inferiori ai 15 mila euro lordi annui e si “spartisce” solo il 12% della ricchezza prodotta. Il 2,5 % dei contribuenti, invece, guadagna più di 75 mila euro lordi annui, oltre 6.250 euro mensili, e gode del 15% della ricchezza originata nella nostra regione“. 

Redistribuzione della ricchezza. Insomma, conclude Elena di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil Veneto, “questi dati ci consegnano una fotografia del Veneto segnato da profonde disuguaglianze e l’emergenza Covid non ci deve far dimenticare quali sono le fasce più deboli del nostro territorio. È necessario intervenire per una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta in Veneto e per questo insistiamo per una seria lotta all’evasione fiscale. È credibile, per esempio, che solo il 2,5% della popolazione dichiari più di 75.000 euro annui?  Le amministrazioni locali devono impegnarsi a sottoscrivere i patti antievasione per recuperare risorse preziose per il finanziamento del welfare locale più che mai indispensabile in questa fase di forte difficoltà economica e sociale”.

Scarica il pdf con l’andamento dei redditi e considerazioni