di Rita Turati*
Con questo slogan i sindacati di nuovo uniti in Piazza S. Giovanni a Roma.
Il 22 giugno scorso, alla prima manifestazione nazionale unitaria, dopo 10 anni di divisioni e accordi separati, si è verificata una partecipazione che è andata oltre ogni previsione.
Due i messaggi forti che sono venuti dagli oltre 100.000 partecipanti. Il primo rivolto ai sindacati, per dire loro che è necessario che il cammino unitario, faticosamente ricomposto, non deve subire interruzioni: le divisioni ci hanno reso particolarmente deboli in questi anni di crisi. Sul lavoro e sulle pensioni e in generale sui ceti più deboli e vulnerabili, si sono abbattute scelte politiche fortemente inique e leggi mortificanti, che ogni giorno ci fanno perdere pezzi della nostra dignità di cittadini.
Il secondo appello, più forte e drammatico, al Governo: non c’è più tempo!In questi 5 anni si sono persi un milione e mezzo di posti di lavoro e il 15% delle imprese manifatturiere. La disoccupazione giovanile in Italia è salita a oltre il 40%. E le diseguaglianze sono fortemente aumentate, molto di più che nel resto dei paesi europei: il 10 % delle famiglie detiene il 47% della ricchezza mentre il reddito da lavoro e da pensione continua ad essere bloccato e tartassato da nuove e pesanti tasse.
Una pressione fiscale che è ormai andata oltre la metà del reddito (53% se ne va in tasse e tariffe!), oltre il 10% di quella apparente, come ci spiega la Corte dei Conti. E intanto l’evasione, proprio in questi anni, raggiunge cifre record. In questi anni di tagli alla spesa pubblica e di rigore senza equità si sono compressi se non negati diritti fondamentali come quello alla salute: 9 milioni di cittadini italiani, tra questi la maggior parte anziani, per non impoverirsi ulteriormente, rinunciano a curarsi. E l’aumento delle tasse universitarie sta facendo crollare le iscrizioni; un processo che purtroppo si sta allargando anche alle scuole superiori. Sta definitivamente crollando, anche per la classe operaia, un sogno e una speranza, quella di potersi riscattare dalla povertà.
Non c’è più tempo, il Paese è in recessione ed in emergenza da oramai troppi anni!
E’ ora, come ha detto Susanna Camusso dal palco sabato scorso, “che questo Governo chiuda la fase degli annunci e incominci a produrre fatti: prenda delle decisioni a favore del lavoro”.
Da risolvere ci sono le emergenze degli esodati e del finanziamento degli ammortizzatori sociali; ma ugualmente sono necessari interventi shock per avviare la crescita e una politica economica che punti alla piena e buona occupazione.
Serve una strategia pubblica, espansiva, che faccia da traino e che risponda ai bisogni del territorio, della comunità e delle persone, dalla messa in sicurezza del territorio al rilancio dei servizi pubblici. È necessario rompere con quest’austerità autodistruttiva.
È ora che, dopo tanti sacrifici, oggi le parole equità e giustizia sociale tornino al centro dell’agenda politica, non vogliamo continuare ad essere sempre e solo noi a pagare. Una ricetta noi ce l’abbiamo e la proponiamo da tempo: lotta all’evasione, riforma fiscale e redistribuzione del reddito a partire dal taglio della tassazione sul lavoro e sulle pensioni.
È poi fondamentale rimettere mano alla riforma Fornero rimuovendo il blocco della rivalutazione, intervenendo nuovamente sull’età pensionabile, riducendola e distinguendola in base alle condizioni di lavoro.
Lavoro dunque, ma non purché sia; un lavoro ricco di saperi, qualificato e tutelato.
Difesa e sostegno del reddito da lavoro e da pensione.
Difesa e sostegno del welfare pubblico.
Queste le parole d’ordine con le quali CGIL CISL UIL hanno ripreso a marciare una di fianco all’altra. La piazza ha risposto. Ora è necessario che risponda positivamente il Governo.
*Segretaria Generale SPI del Veneto