50 centesimi (lordi) al mese per 115 mila pensionati veneti: l’impatto della minirivalutazione nel nostro territorio è praticamente nullo

Di Girolamo (Spi Cgil): “troppo poco, il sistema dell’adeguamento parziale al costo della vita è ingiusto e iniquo”. Il sindacato scenderà in piazza a Roma sabato 16 novembre assieme a Fnp-Cisl e Uilp per chiedere modifiche alla manovra e rilanciare la piattaforma sulla non autosufficienza .

Una rivalutazione di 50 centesimi (lordi!) al mese per circa 115 mila pensionati veneti. È pressoché nullo l’impatto che avrà sugli anziani della nostra regione la mini-rivalutazione prevista dal governo Conte nella legge di bilancio.

Il provvedimento coinvolgerà, se confermato, poco meno del 9% dei pensionati veneti, quelli che portano a casa un assegno compreso fra circa 1.500 e 2.000 euro lordi mensili (precisamente fra i 1.522 e 2.030 euro) i quali adesso ottengono una rivalutazione parziale del proprio assegno, corrispondente al 97% del costo della vita.

L’esecutivo giallo-rosso intende introdurre per questa fascia di reddito una rivalutazione al 100% come già avviene per gli importi inferiori ai 1.500 lordi mensili.  Meglio poco che niente, si dirà. Ma i sindacati chiedono ben altro per i propri pensionati, come ribadiranno con forza unitariamente il prossimo 16 novembre a Roma.

Come già sottolineato a livello nazionale – spiega Giuseppe Di Girolamo della segreteria dello Spi Cgil regionale la mini-rivalutazione porterà nelle tasche di 115 mila pensionati veneti circa 50 centesimi in più al mese, ovvero 6 all’anno. Come si può definirla questa, se non una beffa? Il sistema delle rivalutazioni parziali, con cui tutti i governi tendono a fare cassa, deve essere eliminato perché ingiusto e iniquo. Negli anni 2012 e 2013 le pensioni di importo superiore a tre volte il minimo non sono state rivalutate al costo della vita e nel 2014 l’adeguamento all’inflazione è stato modificato in modo decrescente. In questi 7 anni la somma di questi provvedimenti ha prodotto una perdita di 7.587 euro per le pensioni da tre a quattro volte il minimo (ovvero fra circa 1.500 e 2.000 euro lodi al mese) e di 11.587 euro per le pensioni tra quattro e cinque volte il minimo (fra circa 2.000 e 2.500 euro lordi al mese)“.

Durante la grande manifestazione unitaria del 16 novembre, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp riaffermeranno con forza i punti principali della loro piattaforma programmatica. “Andremo a Roma per ribadire quali sono le nostre priorità – continua Di Girolamo -. Al di là di una revisione totale del sistema delle rivalutazioni, chiediamo anzitutto una legge nazionale sulla non autosufficienza, problema che coinvolge migliaia di famiglie e sui cui non si può continuare a fare finta di niente. Apprezziamo la volontà del governo di proseguire il confronto per arrivare ad una legge quadro e chiediamo l’aumento delle risorse per la sanità pubblica e universale perché il diritto a curarsi, sancito dalla Costituzione, non può essere un privilegio per pochi. Infine, invochiamo ancora una volta un abbassamento della tassazione sugli assegni previdenziali perché i pensionati italiani sono i più tartassati d’Europa. Non scenderemo in piazza solo per protestare o contro qualcuno. Scenderemo in piazza per far sentire la nostra voce e spingere il Parlamento a migliorare la manovra economica. Intendiamo inoltre contrastare quanti in modo strumentale vogliono intravedere uno scontro intergenerazionale fra gli anziani e i giovani, accusandoci di togliere risorse alle generazioni future. I giovani sono i nostri figli o i nostri nipoti e per loro, come abbiamo dimostrato in questi anni, siamo disposti a qualsiasi sacrificio. I governi però continuano a fare cassa su di noi senza avviare politiche per le generazioni future. Ecco, noi scendiamo in piazza a sostegno dei nostri pensionati ma anche dei nostri giovani, perché la manovra del Governo è insufficiente sia per noi che per loro”.