Strutture di prossimità: in partenza la sperimentazione

Si attende di vedere il progetto della Regione Veneto sulla sperimentazione delle nuove “strutture di prossimità”. L’azione di sperimentazione è stata decisa lo scorso 4 agosto dalla Conferenza Stato-Regioni. L’intesa fissava un termine di 90 giorni (che scade proprio in questi giorni) entro il quale ogni Regione deve inviare al Ministero della Salute “la delibera o atto equivalente” di approvazione della sperimentazione. Precisava inoltre che “l’attività di sperimentazione si dovrà concludere entro il 31 dicembre 2022” salvo eventuali proroghe determinate dalla situazione epidemiologica.

Le risorse (stanziate nel 2020 dal governo Conte con il Decreto Rilancio) ammontano a 25 milioni di euro per l’anno 2020 e altri 25 milioni di euro per l’anno 2021.

In attesa di sapere come si organizzerà la Regione Veneto, c’è da segnalare che sempre in questi giorni scade il termine dato al Tavolo tecnico regionale “finalizzato ad individuare indirizzi di sviluppo ulteriore per l’Assistenza Territoriale” secondo le indicazioni del Patto della Salute 2019-2021. Un documento pre-Covid ormai abbondantemente integrato per non dire superato dalle successive disposizioni in materia sanitaria e socio assistenziale.

Pensate sul modello delle “vecchie” Case della Salute, le nuove strutture di prossimità dovranno essere strutture capaci di prendere in carico i pazienti, specialmente i più fragili, in un’ottica integrata e multidisciplinare con il resto dei servizi sanitari e socio-assistenziali presenti sul territorio, in maniera da mantenere il paziente nel proprio ambiente domestico e sociale prevenendone, o ritardandone, l’istituzionalizzazione. Lo sviluppo delle strutture di prossimità ha ricevuto una forte accelerazione con il Pnrr che le ha ribattezzate col nome di Case della Comunità.

La Regione Toscana, forte di una esperienza di ormai 13 anni con le Case della Salute, ha già presentato le linee di indirizzo del suo progetto pilota denominato “Da Casa della salute a Casa della comunità”. La Toscana punta su una “maggiore integrazione e multidisciplinarietà tra i professionisti della rete, sul rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e del supporto alla domiciliarità, su più partecipazione della comunità, sulla telemedicina e i suoi strumenti, come la televisita e il teleconsulto, e sulla sanità digitale”.

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