Spending review e il lavoro non c’è più

di Adriano Filice e Margherita Grigolato – FILCAMS Veneto

E’ la sintesi del pensiero scaturito dopo la lettura del decreto 95 del luglio 2012 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica ad invarianza di servizi”, presentato dal governo Monti per la revisione della spesa pubblica fuori controllo da tempo. Il provvedimento, sulla carta, aveva la pretesa di andare nella giusta direzione di eliminare gli sprechi nella pubblica amministrazione, raddrizzando le storture economico burocratiche, costringendo tutti i comparti al concorso nella dieta di dimagrimento imposta ai cittadini per evitare il baratro del fallimento dello Stato. Quindi, accanto al taglio delle province, all’unificazione dei servizi comunali, alla ridefinizione delle piante organiche negli enti locali, alla chiusura delle società in house, c’e un ulteriore riduzione del finanziamento del SSN e una contrazione della spesa per beni e servizi in tutti i comparti dello Stato, valutata sull’ordine del 5%, più la rinegoziazione degli appalti per beni e servizi, in corso d’opera.

Se l’eliminazione degli sprechi, di difficile realizzazione nel breve termine, è selettiva, la riduzione di una percentuale fissa nella spesa è di veloce attuazione ma da come risultato un taglio orizzontale. Nei fatti, il provvedimento interviene negativamente sulla quantità dei servizi erogati ma soprattutto sulla qualità degli stessi, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori il “risparmio” finale, a cominciare dalle lavoratrici e lavoratori che come Filcams rappresentiamo.

La regione Veneto, prima tra tutte, i primi di agosto ha inviato ai direttori delle Ulss venete il piano di rientro economico per tutti i servizi in appalto, cioè i servizi di pulimento, di ristorazione, di lavanolo, di manutenzione, dei call center, di servizi territoriali esternalizzati.

Da metà agosto a settembre comincia il gioco al massacro: le aziende del pulimento prima, della ristorazione poi, ci contattano per informarci che i tagli che sono costretti ad effettuare si realizzano con esuberi di personale, migliaia di persone con la spada di Damocle del licenziamento in un periodo di crisi nera. Perché dovrebbero perdere il lavoro tante lavoratrici e lavoratori ? Perché i servizi con i quali le aziende hanno vinto gli appalti, anche sulla base di un alto livello qualitativo, hanno costi superiori alla linea mediana individuata dall’AVCP (autorità di vigilanza dei prezzi). Le ditte, quindi, scelgono di riportali nell’ordine indicato, tagliando frequenze, qualità e conseguentemente personale.

Ma non doveva essere una revisione della spesa a servizi invariati per il cittadino/utente?

La Filcams in questi mesi ha chiesto e ottenuto incontri con le direzioni delle Ulss per “trattare” il problema con la committenza che vuole mantenere la qualità ma contrarre i costi. Il nostro obbiettivo e’ stato ed è tutelate le lavoratrici ed i lavoratori per garantire retribuzioni adeguate e non perdere il posto di lavoro

La situazione è variegata nei territori, capiamo che in alcuni casi gli appalti nascondono meccanismi che consentono risparmi economici senza tagliare servizi e/o personale, che in altri sono le aziende che non intendono rinunciare al loro margine di guadagno, che in altri ancora, per effetto di riduzioni del costo del servizio, effettuate precedentemente per garantirsi il proseguo dell’appalto, le aziende sono con le spalle al muro: o si riducono i servizi con il taglio degli orari dei lavoratori, oppure si tagliano le teste.

In questi mesi abbiamo proclamato lo stato d’agitazione e presentato la situazione ai prefetti, ai componenti della V^ commissione consiliare regionale e finalmente abbiamo ottenuto udienza con la giunta regionale che ha scaricato sul governo le colpe, mentre noi sottolineiamo che gli eventuali risparmi sono vanificati dai costi della cassa integrazione in deroga che lo Stato eroga come sostegno al reddito della nostre lavoratrici, che, quando va bene, guadagnano 5 o 600 euro al mese.

I confronti hanno portato al ritiro di quasi tutti i licenziamenti a fronte di riduzione di orari e di servizi ma attendiamo ancora il confronto con la regione per l’ulteriore taglio del 5% introdotto dalla legge di stabilità.

La Spending, nell’ultimo mese, ha interessato anche il comparto della sanità ambulatoriale convenzionata, dove si effettuano esami sanitari o servizi di fisioterapia, questa volta per decisione della sola regione Veneto, che vede il possibile licenziamento di circa 400 persone sulle 3.300 complessive che sono prive di ammortizzatori sociali.

Ovviamente la fibrillazione è alta perché la regione Veneto si nega al tavolo negoziale promesso e noi vogliamo tenere alta l’attenzione su questo comparto che determina la qualità e la sicurezza dei servizi erogati nella sanità veneta.

La Filcams nei prossimi mesi svilupperà tutte le le iniziative per tutelare sia le lavoratrici ed i lavoratori ma anche tutti i cittadini che hanno diritti a servizi efficienti.

 

 

 

 

 

 

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