Spending Review e Cooperazione Sociale: effetti collaterali

di Franco Balzi – Presidente Consorzio Prisma di Vicenza

Molte parole sono state spese sulla situazione di crisi che coinvolge la comunità, il sistema delle imprese, i cittadini: forse troppe, al punto da risultare alla fine fastidiose e poco incisive per chi, ormai assuefatto a questo tipo di informazione, finisce con il leggere in modo distratto l’ennesima analisi sull’argomento.

Ciononostante è importante provare a raccontare come un determinato provvedimento si traduce nella quotidianità della vita delle persone e delle aziende che lo subiscono.

In questo caso parliamo di persone fragili (la legge le chiama svantaggiate) e di cooperative sociali, che sono quella strana (e un po folle) forma di impresa che si prefigge di dare a questi ultimi un’opportunità di lavoro, un reddito, un’occasione di riscatto e di integrazione.

Una cosa un po’ ingenua, probabilmente fuori dai tempi, che oggi impongono prima di tutto di far quadrare i conti, magari intervenendo sulla pelle di chi andrebbe invece protetto, perchè debole.

Ma forse erano altri tempi: quelli in cui si andava orgogliosi del proprio Stato Sociale, che oggi viene invece descritto come un orpello fastidioso da eliminare…

Veniamo da anni di tagli alle risorse, di progetti abbandonati, di Fondi non alimentati, di mancati trasferimenti dallo Stato alle Regioni, da queste ultime ai Comuni e alle Ulss.

Un triste bollettino di guerra (un dato parla in modo eloquente: -90 % rispetto a cinque anni fa!!!) che periodicamente aggiunge un ulteriore capitolo con cui fare i conti.

Di questi giorni, per fare un esempio, la probabile conferma di un aumento al 10% dell’Iva sui servizi socio-assistenziali (che, in concreto, significa un taglio del 6% ai servizi, visto che i Comuni di risorse aggiuntive sicuramente non ne hanno).

Arriva improvvisa una circolare dell’Agenzia dell Entrate che dice che “forse questo provvedimento potrà essere addirittura retroattivo, al primo gennaio scorso!!!”

Una follia. Un degrado avvilente che spinge ad interrogarsi su quale Paese ci ritrova a vivere, a cercare di fare impresa, a dare occupazione e servizi.

Altro esempio? In questi giorni si cerca di capire cosa intende quella fresca DGRV, che parla di diversa allocazione degli Extra Lea… così abituati a subire il peggio, si scorre il testo per trovare la fregatura, il capoverso che nasconde l’ennesima mazzata.

A volte si ha l’impressione di non avere più le forze e le energie per reggere questa strategia politica che continua a sacrificare il Welfare del nostro Paese, la rete dei servizi che si è faticosamente messo in piedi in questi decenni.

Resta diffusa la passione per combattere battaglie civili, a difesa dei bisogni dei deboli, ma viene in qualche modo a ridursi la speranza di venirne in qualche modo fuori.

Il capitolo della Spending Review è stato emblematico.

Basta tornare con la memoria a quel 7 luglio 2012, che ci regalava un taglio immediato del 5% sui costi di acquisizione di beni e servizi da parte del Sistema Sanitario, e la previsione di un raddoppio del taglio (10%) a partire dal primo gennaio 2013, ovviamente puntualmente realizzato… (in questo genere di interventi non ci sono mai ritardi, da parte dello Stato!).

Giornate convulse, quelle a seguire, spese dapprima in analisi interpretative e poi in un’azione di tutela che la Cooperazione sociale veneta ha sviluppato a vari livelli per evidenziare le conseguenze drammatiche che un’applicazione rigida del provvedimento – che qualche Direttore Generale particolarmente zelante si era affrettato a rendere immediatamente operativa – avrebbe determinato sulla rete dei servizi

Sui destinatari degli stessi, prima di tutto; ma anche su quei lavoratori che i servizi li garantiscono ogni giorno. Qualche migliaio di persone, per capirsi…

Questa azione politica ha prodotto a fine dicembre un provvedimento della Regione Veneto che ha permesso di salvaguardare la rete dei servizi socio-sanitari (tecnicamente ricondotti a quelli accreditati, con una conseguente riduzione del taglio da 5% a 0,5%; dal 10% al 1% sul 2013).

A conferma che una soluzione interpretativa “intelligente” è sempre recuperabile sia a livello politico che tecnico, laddove si determina una reale consapevolezza del problema e si riesce a far maturare una responsabilità politica capace di porre rimedio a provvedimenti assurdi.

E in questo caso va riconosciuta all’Amministrazione Regionale del Veneto (e in particolare, alla Segreteria Generale Sanitaria) la capacità di aver trovato un sostanziale rimedio ad una prospettiva davvero molto pericolosa.

Se questo si può dire per quello che riguarda i servizi socio-sanitari, altrettanto non si può purtroppo affermare per le ordinarie attività produttive realizzate dalle cooperative di tipo B, quelle che garantiscono nel Veneto diverse centinaia di inserimenti lavorativi di persone svantaggiate.

Queste imprese – che svolgono per le Aziende Ulss servizi di pulizia, di manutenzione del verde, di servizi informatici , data-entry, ecc. – sono state equiparate a tutte le altre aziende del settore, e quindi penalizzate con un bel -10% a partire dal primo gennaio.

Un taglio davvero pesantissimo, per chi, da azienda no-profit, è abituata a non prevedere margini di profitto nelle proprie offerte e si vede oltretutto abitualmente costretto a gare al massimo ribasso spesso nemmeno rispettose dei contratti di lavoro di riferimento!

Anche qui: qualche migliaio di lavoratori con l’orario ridotto, con la tredicesima decurtata per non chiudere i battenti della cooperativa, per provare ad andare avanti.

Qualcuno ha detto che è giusto così: “anche le cooperative sociali devono avere le stesse regole delle altre imprese, ed è l’ora di smetterla di pretendere scelte diverse, che non sarebbero altro cheprivilegi ingiusti.

(non lo ha mica detto mio zio al bar… l’ha detto un importante consigliere regionale, in seduta pubblica!).

Sarà… forse sono davvero queste le regole del mercato, che però continuo a far fatica a comprendere ed accettare.

Così come continuo ad interrogarmi se, prima o dopo, la nostra classe politica capirà finalmente cosa significa la “funzione pubblica” esercitata dalla cooperazione sociale..

Speriamo non sia troppo tardi.

In ogni caso mi vengono in mente le parole di Don Milani, quando diceva che “non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali tra disuguali…”.

Queste parole mi risuonano amare, soprattutto quando incrocio le persone svantaggiate che (come tanti altri) hanno perso il lavoro, il reddito, ma hanno perso anche la possibilità di proseguire nel loro reinserimento dal carcere, o hanno visto compromesso il loro percorso di riabilitazione dall’alcool o dalla droga…

Ecco… mi viene davvero da pensare che quella benedetta Spending Review qualche danno collaterale di non poco conto lo ha fatto davvero!

Che se siano resi conto?