I pensionati: «Tempo scaduto»

A quasi 5 anni dal deflagrare della crisi quel 10% della popolazione che deteneva e detiene oltre il 50% della ricchezza del Paese, si è ulteriormente arricchito

E il mercato continua a dettare le regole sulle scelte di governo, nel mondo, in Europa e in Italia.

Era il 5 dicembre 2011 quando Monti presentò al Paese la sua prima manovra economica, orientata ai tre famosi obiettivi: rigore, crescita, equità. La chiamò “Salva Italia”. La speranza con cui in molti avevano accolto la nascita del nuovo Governo si è miseramente spenta e in fretta. Il rigore prima si è abbattuto sulle pensioni, poi sulle tutele del lavoro, successivamente con la spending rewiev si è proceduto a tagli lineari sulla spesa di Comuni e Regioni. Oggi si mina il sistema delle Autonomie Locali e si forza l’allarme sociale sulla sanità pubblica. Questo governo fatto di “tecnici”, ricchi professori di università private, ha nel suo DNA l’idea che al rigore si debbano sacrificare le tutele, i diritti, il futuro del Paese. E intanto fisco e contributi si mangiano il 50% del reddito da lavoro e da pensione; i servizi pubblici, invece di essere rimodulati e rilanciati, vengono tagliati perché rappresentano un costo per lo Stato. Con Monti siamo diventati più presentabili agli occhi del mondo, ma le scelte politiche non sono cambiate, in linea con il modello che il governo Berlusconi lanciò con il “libro bianco sul welfare”: tagli, ingiustizie e nessun investimento per lo sviluppo. L’Italia è in recessione, a crescere sono solo povertà e disoccupazione. Tenere sotto controllo il debito è importante, ma senza sviluppo, senza un aumento delle entrate, questo non sarà possibile.

La sequela dei provvedimenti economici iniziati con Berlusconi e continuati da questo governo, inoltre, sembrano improntati ad affermare che è possibile governare senza coinvolgere i corpi intermedi. Quanto è accaduto al tavolo sulla produttività è l’ultimo esempio. Per quell’occasione il Governo, che dice di non avere i soldi per defiscalizzare le 13me (più potere d’acquisto a salari e pensioni, ndr), ha messo a disposizione oltre 2 miliardi di euro per la contrattazione di 2°livello, finalizzati a defiscalizzare gli aumenti salariali legati all’aumento della produttività, a beneficio di pochissimi lavoratori. La CGIL ai tavoli aziendali parteciperà e proverà ad evitare che l’aumento della produttività possa avvenire solo a spese del lavoro.

Sotto attacco finisce infine l’insieme dei poteri di Regioni, Comuni e Province, deboli nella loro rappresentanza e capacità di proposta e di governo, balbettanti nel modo di reagire. L’azione di questo governo sta trasformando le regioni in non regioni, il pubblico in non pubblico, i contratti in non contratti, i diritti in non diritti. Tutto sacrificato al rigore e al mercato; si svuota la Costituzione, si restringono i perimetri delle libertà e autonomie individuali e collettive, della democrazia.

In questa fase difficile, i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e le pensionate non hanno nessuna intenzione di arrendersi: questo paese deve cambiare! Il tempo è scaduto anche per questo Governo, ora c’è bisogno di un cambiamento, c’è bisogno di far ripartire uno sviluppo sostenibile e di riportare giustizia sociale.

I dati

Il tasso di disoccupazione ad ottobre supera la soglia dell’11% (2 milioni e 870 mila), quella giovanile (15-24 anni) è al 36,5%;
è in crescita il lavoro povero e precario, che costa meno e di cui ci si può “liberare più facilmente”: 2 milioni 877 mila sono i lavoratori precari e 3 milioni 847 mila i lavoratori part time.
Cinque milioni di pensionati percepiranno 1.135 euro in meno per il biennio 2012-13, per il blocco della rivalutazione annuale delle pensioni superiori a tre volte la soglia minima (riforma Fornero).
Oltre il 60% dei pensionati sta sotto i 1.000 euro al mese.