Grande Guerra: la vita in trincea e nei luoghi di lavoro

di Paolino Barbiero – SPI Cgil Treviso

Ricordare dal latino recordari, derivato di cor ossia cuore, in quanto i Romani erano convinti che la memoria risiedesse nel cuore. Ecco, dunque, perché parlando della prima guerra mondiale il termine ricordo è forse il più appropriato. Ricordare ciò che è accaduto, in ricorrenza del centenario di quei fatti, sia dunque un modo per far rivivere nel cuore quello che fu; e fu una tragedia immane, dove i giovani di una generazione si massacrarono a vicenda nel nome di motivazioni che in nessun caso potevano valere la vita di così tanti uomini. Si è trattato, infatti, di uno scontro senza precedenti, per la prima volta in assoluto, in un conflitto europeo vennero coinvolte le due potenze extra-europee, Stati Uniti e Giappone. Ma non solo, la Grande Guerra vide l’utilizzo di nuovi armamenti come gli aerei, i sottomarini, i carri armati e le prime armi chimiche. Per certi versi si trattò di una guerra prevedibile viste le tensioni che già da tempo si respiravano in Europa: la rapida ascesa alla potenza navale della Germania con conseguenti seguiti sul mondo coloniale.

Le diatribe tra Francia e Germania, e l’insistenza russa nei Balcani trovarono pretesto nell’uccisione dell’erede al tono austriaco, per gettare l’Europa sotto le bombe. Doveva essere una guerra lampo ma dopo 4 anni e 3 mesi di combattimenti lasciò sul campo 9 milioni di soldati morti e 7 milioni di civili. Il Triveneto in quella guerra folle che mandò a morire anche degli adolescenti vide troppo spesso tingere la propria terra di sangue. Le battaglie dell’Isonzo, tra il giugno del 1915 e l’ottobre del 1917, la disfatta di Caporetto sempre nel ‘17, la Battaglia del Solstizio combattuta sul Piave nel giugno del ‘18, devono rimanere traccia nel ricordo di ognuno affinché non si ripeta. Quasi cento anni sono passati dalla prima cannonata di quella guerra che l’Italia decise di far propria nel maggio del 1915.

Il nostro Paese, dopo essere rimasto dapprima neutrale si alleò con la Triplice Intesa ma per ben nove giorni, in realtà, fu alleata di entrambe gli schieramenti (il Patto di Londra che segnò l’alleanza con la Triplice Intesa fu, infatti, firmato prima ancora di far decadere quello già stilato da tempo con l’Austria). Quella prima cannonata fu sparata da un cannone posizionato nel Forte Verena ad Asiago, mentre il grosso dell’esercito italiano si schierava sul fronte del Carso. Pochi mesi invece dovettero passare da quel colpo di cannone per rendersi conto che il conflitto lampo altro non sarebbe stato che una lenta carneficina combattuta nelle trincee scavate nelle montagne del Friuli e delle Dolomiti, da soldati reclutati tra le fasce più povere della popolazione. Ma anche tutto il territorio più interno fu occupato: furono sequestrate vie di comunicazione, campi e boschi, città e paesi, impiantando comandi, presidi militari, magazzini, depositi, ospedali e cannoni. Venne evacuata gran parte della popolazione che viveva a ridosso del fronte.

Però fu la vita in trincea, come racconta nei suoi versi Ungaretti, uno dei più grandi abomini. Migliaia di soldati, in condizioni disumane, dovettero combattere, spesso perdendo, con fame e freddo. La carneficina, quindi, non si consumò solo nel campo. Tuttavia le battaglie sul fronte del Carso, furono molte. Undici per l’esattezza, dove trovarono la morte 100mila soldati, il primo dei quali si chiamava Riccardo di Giusto. Non meno aspre sono state le battaglie delle Dolomiti.

Una per tutte la tragedia dell’Ortigara, nel giugno del ‘17, che contò 36mila morti e poi Caporetto dove la 14° armata avversaria, preceduta dal lancio di gas asfissianti, ruppe il fronte e dilagò nella valle. I soldati italiani furono costretti a ritirarsi. Un milione e mezzo di uomini allo sbando. Era il 24 ottobre 1917 e non fu solo la disfatta dell’esercito ma in parte anche del Paese, perché di lì a poco iniziarono una serie di scioperi e di manifestazioni, tali da costringere il Governo a fare grandi promesse ai soldati, al fine di risollevarne il morale. Da qui in poi lo scenario si spostò sul Grappa e nel Piave, dove sono state dirette le truppe dopo Caporetto.

La grande offensiva austriaca sull’intero fronte della linea Grappa-Piave portò a sanguinosi combattimenti. Era ormai il giugno del ‘18 quando, con la Battaglia del Solstizio, l’offensiva austro-ungarica si dimostrò finita, ma bisognerà aspettare ottobre perché l’esercito italiano, tra il Grappa e il Piave, sfondi e sbaragli definitivamente quello che era allora il più grande esercito e il più grande impero del mondo.

Ungaretti la raccontava così:

SAN MARTINO NEL CARSO

Di queste case


Non è rimasto


Che qualche


Brandello di muro

Di tanti


Che mi corrispondevano


Non è rimasto


Neppure tanto

Ma nel cuore


Nessuna croce manca


È il mio cuore


Il paese più straziato

In ogni caso fu un conflitto che segnò indelebilmente le sorti dell’Italia, ed è per questo che lo SPI di Treviso, in collaborazione con lo SPI Regionale e Nazionale, in occasione del centenario dell’evento bellico, vuole lanciare un’idea affinché il ricordo abbia un senso. Fotografare, grazie all’aiuto dei tanti pensionati di tutta Italia, i monumenti issati in onore dei caduti della Grande Guerra, magari raccontando l’episodio che li caratterizza. Ma non solo, lo SPI di Treviso, assieme all’Istresco (Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea della della Marca Trevigiana), vorrebbe ampliare e indagare le conoscenze sulla vita lavorativa e quotidiana della popolazione di quegli anni, che nonostante la guerra continuò a resistere giorno dopo giorno.

Lo SPI Nazionale e Regionale può essere protagonista di questo evento storico durante l’anno del centenario, coinvolgendo tutte le proprie strutture e attivisti per “fare memoria” organizzando seminari e convegni oltre a visite nei luoghi che hanno segnato la storia della prima guerra mondiale. Una guerra che, seppur vinta, non valeva il sacrificio di un numero così alto di vittime.

Per raccogliere le fotografie, lettere e altri materiali che raccontano quanto successo tra il 1915-1918 durante la prima guerra mondiale lo SPI-CGIL di Treviso mette a disposizione il suo archivio fotografico denominato ARCHISPI (che già cataloga oltre 120mila foto, dai primi del ‘900 a oggi – www.archispi.it) con una procedura semplice e assieme all’ ISTRESCO arricchire la ricerca storica.