Sforare il patto di stabilità interno:

La Regione Veneto sempre più lontana dalla realtà, dai problemi veri delle famiglie e degli enti locali, che per primi sono chiamati a dare risposte alle richieste di aiuto, nel quinto anno di profonda crisi economica.

Lo Spi Cgil giudica irresponsabile la proposta del presidente della Regione Veneto Luca Zaia di sforare il patto di stabilità interno, favoleggiando su inesistenti benefici derivanti da un collettivo mancato rispetto dei vincoli della legge finanziaria, presentando una situazione che non contribuisce a fare chiarezza, anzi confonde ulteriormente le idee e gli animi di un Paese disorientato dal continuo peggioramento della crisi.

Cinque anni di crisi pressoché ininterrotta stanno minando in profondità il sistema economico ed è per questo che sembra ancor più inaccettabile la scelta di chi, avendo piena responsabilità politica, fugge dalla realtà cavalcando luoghi comuni e semplificazioni inaccettabili.

“Un campione di questo sport – commenta Rita Turati, segretario generale del sindacato pensionati Spi Cgil del Veneto – è il presidente del Veneto Luca Zaia, sempre pronto a scaldare gli animi ma decisamente inadeguato a fronteggiare l’aggravarsi della situazione di quella che una volta era una regione modello”.

Sforare il patto di stabilità interno è l’ultima, in ordine di tempo, soluzione facile che non fa i conti con la realtà. Vero e proprio gioco di prestigio che si smaschera facilmente con un po’ di chiarezza sui fatti.

La questione merita qualche approfondimento e l’elencazione di qualche cifra.

Secondo il presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) sono 9 mld di euro i soldi che i comuni non possono spendere per colpa dei vincoli del patto di stabilità. Secondo le stime della Cgia di Mestre sono almeno 70 mld di euro (stima definita prudenziale) le somme che i fornitori della Pubblica amministrazione aspettano di ricevere. Questo equivale a dire che anche con uno sblocco totale dei vincoli del patto si potrebbe risolvere il 12% delle situazioni. I numeri non mentono e fanno capire quanta demagogia si nasconda nell’illusione di poter dare una risposta ai molti problemi del sistema produttivo solo agendo sul fronte dello svincolo dei fondi bloccati dal Patto. Fare riferimento alle giacenze dei comuni presso la tesoreria unica della Banca d’Italia, contribuisce a fare ulteriore confusione dal momento che quelle risorse servono all’intera gestione economica degli enti e si muovono nel corso dell’anno non in maniera lineare ma per flussi. Questo per dire, ad esempio, che è normale e poco significativo trovare una giacenza alta sui conti di tesoreria al 31 dicembre, quando i comuni hanno appena incassato i saldi dell’Imu. Va oltre la buona fede mettere in relazione quei fondi con le risorse vincolate dal patto di stabilità.

Cercando di far luce sulla reale dimensione delle cose, lo Spi Cgil regionale Veneto (come la Cgil) appoggia pienamente la presa di posizione dell’Anci che segue l’appello del presidente nazionale Graziano Delrio di modificare il patto di stabilità interno “per tentare di contrastare le difficoltà delle aziende – ribadiscono all’Anci – partendo dal pagamento dei crediti, come primo impulso per difendere produzione, occupazione e redditi”. Si tratta di uno dei punti forti del Piano del lavoro proposto dalla Cgil come prospettiva di lavoro concreto per cercare soluzioni a questa crisi.

Proprio in questa prospettiva si vuole richiamare l’attenzione del presidente Zaia e di tutto il mondo politico sul fatto che il Pil del Veneto, come riportano i dati Istat, è passato da 141 mld di euro del 2007 a 133 mld di euro del 2011. In questa fase gli 8 mld di minore ricchezza sono prevalentemente stati persi sul fronte degli investimenti. Tuttavia per capire cosa stia succedendo bisogna tenere conto che al totale del Pil Veneto i consumi delle famiglie concorrono per il 59% e quelli della Pubblica amministrazione per il 15%. Ora pensare di risolvere i problemi di un’economia imballata sbloccando la quota parte di quel 15% vincolata dal patto di stabilità prende i contorni della beffa, di un ulteriore allontanamento dalla realtà con la chiara rinuncia alle proprie responsabilità. “Più che buoni consigli ai Sindaci – è l’invito di Rita Turati al presidente – da Zaia ci aspetteremmo idee chiare su quale contributo può venire dalla Regione, dalla sua programmazione, dalle sue scelte di bilancio”.

“Osservo preoccupata – insiste Turati – lo spettacolo che per l’ennesima volta sta andando in scena a Palazzo Ferro Fini in occasione della discussione sul bilancio regionale per il 2013 davvero molto lontano da quello che servirebbe. L’approvazione di un emendamento pro-pescatori, votato anche da alcuni consiglieri leghisti e del Pdl ha mandato in tilt gli equilibri di bilancio spostando 2 milioni di euro prima destinati ai disoccupati; tutto nel rispetto della sistematica (per questa Giunta) logica di tutela degli interessi che nulla fa per promuovere lo sviluppo e si limita a spartire una torta sempre più piccola e purtroppo insufficiente a coprire le falle del trasporto pubblico locale, delle crisi aziendali, della sanità privata, delle cooperative sociali, della non autosufficienza,… e di tutto quanto riguardi i temi dell’assistenza e dei servizi alle persone. Le difficoltà in cui si dibatte l’economia veneta  non si risolvono con quel falso federalismo che Zaia e il suo partito tanto invocano. A dimostrarlo è l’incapacità senza confini di dare risposte regionali agli scenari socialmente esplosivi che si creano per alcune scelte scellerate, che siano Electrolux o Bridgestone, la Fiat di Termini Imerese o le acciaierie di Porto Vesme, piuttosto che l’Ilva o la Vinyls”.

Per questo, lo Spi Cgil, porge quattro domande chiare, con la curiosità dei tanti che vorrebbero conoscere l’opinione del presidente Zaia e da queste aprire un confronto serio e, soprattutto chiaro e costruttivo

  1. Perché il patto di stabilità non si è superato quando la lega era azionista importante della maggioranza di governo?
  2. Perché la Regione Veneto non sfrutta fino in fondo il potere che la legge le attribuisce per compensare i vincoli del patto di stabilità interno?
  3. Come pensa di sostenere i comuni che decideranno di sforare il patto nel momento in cui verranno loro applicate le salatissime sanzioni (v. Nota in calce)?
  4. Visto che da quest’anno sono coinvolti nel vincolo del patto di stabilità anche i comuni tra 1.000 e 5.000 abitanti come pensa di far valere le proprie competenze sulle gestioni associate e sui processi di unificazione di queste piccole realtà. Si tratta di ben 274 realtà che per la prima volta proveranno a far quadrare un conto forse troppo difficile. Perché lasciarli soli?

“La via di uscita non è in discesa – conclude Rita turati – ma la si può trovare con il coraggio di un confronto capace di produrre scelte politiche utili per la comunità. In questo caso le chiacchiere e la demagogia non servono”.

NOTA: Le sanzioni che scattano al mancato rispetto del Patto

In caso di mancato rispetto del patto di stabilità, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza, l’Ente Locale:

–         non può impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;

–         non può ricorrere all’indebitamento per gli investimenti;

–         non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresì divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;

–         è tenuto a rideterminare le indennità di funzione ed i gettoni di presenza con una riduzione del 30%.

é assoggettato ad una riduzione dei trasferimenti provenienti dal fondo sperimentale di riequilibrio o del fondo perequativo in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico predeterminato.