Salute mentale: il sistema Veneto in difficoltà

Investimenti insufficienti, carenza di personale, disomogeneità territoriale: Ires Veneto traccia un quadro allarmante del sistema sociosanitario veneto, incapace di prendere in carico chi soffre di disturbi mentali.

Sempre più famiglie venete sono coinvolte da problematiche legate alla salute mentale, che colpiscono in particolare le categorie più fragili della popolazione, tra cui giovani e adolescenti, anziani, persone con disagi economici, immigrati. Ma, a fronte di un quadro reso ancora più critico da pandemia, crisi sociale ed economica, il sistema sociosanitario del Veneto non si dimostra in grado di garantire una presa in carico tempestiva e una risposta efficace ai bisogni della popolazione. È quanto emerge dalla ricerca “Salute mentale: quale integrazione socio-sanitaria?” commissionata a Ires Veneto da Cgil, Spi e Fp Veneto e presentata oggi in conferenza stampa. La ricerca è stata condotta dalla dott.ssa Barbara Bonvento, che ha evidenziato le criticità della filiera dei servizi territoriali.

Disomogeneità territoriale
In Veneto, le Aulss differiscono molto tra di loro per strutture, servizi e tipologia di trattamenti prevalenti.

Carenza di personale
Anche nello specifico ambito della salute mentale, manca personale e, in particolare, psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. Questo porta anche a una prevalenza di trattamenti di tipo assistenziale rispetto a quelli terapeutici.

Tipologia di trattamenti
In Veneto le prestazioni sono per il 66,3% socio-riabilitative e assistenziali, per il 31,5% terapeutiche (visite, colloqui, psicoterapie e consulenze erogate da medici e psicologi), mentre a livello nazionale la proporzione è esattamente inversa (26,9% e 71%).

Risorse insufficienti
Il sistema sociosanitario è in difficoltà per il palese sottofinanziamento nazionale e regionale – e ancora più grave è il sottofinanziamento dei servizi per la salute mentale: a livello nazionale, il 5% delle risorse del Fondo sanitario rappresenterebbe un limite adeguato per finanziare tali servizi, ma in Veneto, nel 2020, la spesa per la salute mentale è stata pari al 2,2% (è al 3% a livello nazionale). «A fronte di una spesa media annua procapite di 56,7€ a livello nazionale – ha sottolineato Ugo Agiollo, Spi Cgil Veneto nella nostra regione la spesa nel 2020 è stata di 42,9€. Tutto questo in quadro complessivo allarmante: mentre l’Europa afferma che con una spesa inferiore al 7% del PIL qualsiasi sistema sanitario rischia di collassare, in Italia quest’anno potremmo scendere al 6,1% in seguito a un serie di tagli operati dai governi. Anche i LEA rischiano di non essere adeguatamente garantiti, soprattutto laddove ci sono le maggiori fragilità».

Orari ridotti
Solo il 24% dei Centri di salute mentale è aperto 6 giorni alla settimana e solo il 19% 66 ore.

«La salute mentale è un indicatore importante del benessere della comunità – ha commentato Paolo Righetti, Cgil Veneto – per questo abbiamo deciso con Ires di iniziare il nostro approfondimento proprio da questo specifico ambito dell’assistenza sanitaria territoriale». La ricerca infatti è il primo tassello del percorso intrapreso da Ires Veneto per analizzare lo stato e la qualità dell’integrazione sociosanitaria nei diversi ambiti del sistema veneto, il rispetto degli standard definiti a livello nazionale e regionale, la congruità di strutture e servizi rispetto al soddisfacimento dei bisogni e della domanda crescente di assistenza, cura e riabilitazione. «Da tempo stiamo rivendicando un’inversione di marcia – ha ricordato Righetti – va fermato il definanziamento del sistema sociosanitario nazionale e regionale, va recuperato il ritardo nella programmazione e vanno messi in campo investimenti soprattutto nel personale e nelle professionalità specifiche, che fanno tutta la differenza. Continueremo la nostra mobilitazione per il potenziamento dell’intero sistema sociosanitario veneto».

«La sanità è un tema centrale per lo Spi Cgil – ha sottolineato Ugo Agiolloin quest’ambito si concentrano in particolare le difficoltà e le richieste delle persone anziane. Per questo abbiamo dato mandato a Ires di indagare e raccogliere dati che sono difficili da recuperare, dalla Regione in primis. Utilizzeremo i risultati nella nostra attività di contrattazione sociale territoriale con le Ulss e i Sindaci, che dovrebbero garantire ai cittadini servizi sociosanitari appropriati. Lavoreremo in particolare con la Regione per ottenere l’applicazione della normativa nazionale e il rispetto del diritto costituzionale alla salute, soprattutto per i più fragili».

«La Regione ha tagliato gli investimenti e oggi non è in grado di prendere in carico le persone con problemi di salute mentale. Chi ha qualche soldo si rivolge al privato, e chi non può?» ha evidenziato Sonia Todesco, FP Cgil Veneto. «Va introdotto qualche correttivo, ma siamo di fronte a una sostanziale incapacità di leggere la situazione. Noi continuiamo a tenere alta l’attenzione, insieme alle associazioni attive in questo ambito, e ci prendiamo in carico questo percorso politico di tutela e rivendicazione».

«Ci sono iniziative in cantiere da parte della Regione – ha concluso Barbara Bonventoattendiamo quanto previsto dal gruppo di lavoro che sta ridefinendo gli standard del servizio di salute mentale». Purtroppo, nei tavoli non sono coinvolte le organizzazioni sindacali che rappresentano lavoratori, lavoratrici, cittadini e cittadine.

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