Referendum popolari per il lavoro: con 2 Sì tutta un’Altra Italia

Bastano due SÌ per rimettere il lavoro al centro dell’agenda politica.  Dopo l’ok da parte della Consulta sui due dei quesiti presentati dalla CGIL, parte la campagna elettorale per il referendum su voucher e appalti. Allo stato attuale siamo in attesa di sapere quale sarà la data del voto, ma la campagna referendaria è già partita e la Cgil sta già mettendo in piedi tutte le iniziative a sostegno della battaglia su voucher e appalti. 

I cittadini saranno quindi chiamati ad esprimersi sulla cancellazione dei voucher e sull’abrogazione della norma sulla responsabilità in solido negli appalti. Mentre sull’Articolo 18, ovvero sulla possibilità di reintrodurre nel nostro ordinamento il reintegro per il lavoratore soggetto a licenziamento illegittimo, la Consulta ha deciso per il no. A febbraio arriveranno le motivazioni della sentenza.

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COSA VOGLIAMO ABROGARE CON I REFERENDUM? 

 

 

 

 

Abrogazione del lavoro accessorio (voucher): Quello che si chiede con il quesito referendario è l’abrogazione dei voucher, finora usati in maniera “flessibile” e illegittima, e la successiva definizione di una disciplina più giusta ed equa che regoli il cosiddetto lavoro accessorio.

Il quesito sui Voucher

«Volete voi l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”?».

 

 

 

 

Abrogare le norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti significa impedire che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi in un’azienda appaltatrice o in un’azienda in sub-appalto, riaffermando il principio che chi opera nel sistema degli appalti deve vedersi garantiti gli stessi diritti e le stesse tutele. Significa difendere i diritti di coloro che sono coinvolti nei processi di esternalizzazione di fronte ai frequenti fallimenti delle imprese in sub appalto e in sub fornitura, spesso accompagnati dalla loro irreperibilità dopo la cessazione dell’attività lavorativa e contrastare le pratiche di concorrenza sleale. In sostanza, il quesito chiede che ci sia un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra committente e appaltatore nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro. Dunque, se il referendum viene approvato il committente sarà chiamato a rispondere per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Di conseguenza, l’azienda che appalta sarà tenuta a esercitare un controllo più rigoroso su quella a cui affida un appalto.

Il quesito sugli Appalti

«Volete voi l’abrogazione dell’art. 29 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”, comma 2, limitatamente alle parole “Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di veri ca della regolarità complessiva degli appalti,” e alle parole “Il committente imprenditore o datore di lavoro è convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro può eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilità solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva può essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori.”?»

Breve cronistoria dei tre quesiti referendari presentati dalla Cgil
Il 23 marzo i referendum sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n.69.
Il 9 aprile è iniziata la raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare e dei referendum.
Il 1 luglio scorso sono state depositate in Corte di Cassazione oltre 1,1 milioni di firme per ognuno dei tre quesiti.
Il 10 dicembre la Cassazione ha dato parere favorevole ai tre referendum.
L’11 gennaio la sentenza della Consulta dichiara ammissibili due dei tre quesiti.
Il 10 febbraio la Consulta ha pubblicato le motivazioni della sentenza.