Pensioni: 14esima, diritti nascosti, no tax area. Un anno di lotta e di intese

Previdenza 2016: facciamo il punto con Rita Turati, segretaria dello Spi Cgil del Veneto.

Da una parte, l’intesa con il governo sulla previdenza rivista anche grazie alle pressioni dei sindacati che sono scesi in piazza uniti lo scorso 19 maggio, dall’altra l’approvazione della legge regionale sulla sanità veneta (Legge Regionale 19/2016). Il 2016 ha riservato novità importati per i pensionati veneti. E grandi soddisfazione come la firma del protocollo politico con gli studenti.

rita miniatura veneziaDunque, Rita, partiamo dall’intesa del 28 settembre sulla 14esima mensilità. La ritieni una “novità” soddisfacente?

Abbiamo condiviso concretamente le scelte dello spi nazionale e come veneto abbiamo partecipato numerosi alle manifestazioni e sostenuto il confronto. Lo considero un punto di partenza importantissimo, soprattutto perché per la prima volta non si taglia ma, anzi, si dà, sostenendo così le pensioni più basse. L’intesa, che deve trovare conferma nella legge di stabilità, mette in evidenza però due criticità. Il delicato rapporto fra pensionati e lavoratori attivi, visto che dall’intesa scaturiscono più certezze per i primi che per i secondi. E il paventato conflitto generazionale che per essere evitato richiede serie politiche sul lavoro e una riforma fiscale per redistribuire ricchezza e rendere equo il sistema.

Quali sono dunque le vostre richieste al governo?

Da gennaio dobbiamo riprendere in mano subito la discussione concentrandoci soprattutto su due punti: il potere d’acquisto delle pensioni e le pensioni di garanzia per i giovani e le carriere discontinue. Il nostro compito, intanto, è quello di informare sulle novità dell’intesa e di vigilare che la stessa non venga stravolta. Proprio per evitarne lo stravolgimento, abbiamo chiesto unitariamente con gli altri sindacati ai politici e ai parlamentari veneti un impegno a che l’intesa non venga modificata.

Passando al Veneto, la riforma della sanità è stata approvata dal palazzo Ferro-Fini. Qual è il tuo giudizio in merito?

Anche grazie al nostro lavoro, siamo usciti meno peggio di quanto si stava prospettando. Il forte processo di centralizzazione dei poteri, previsto nella prima versione, è stato ridimensionato. La riforma riafferma il ruolo dei sindaci nel governo della sanità pubblica e ridà dignità all’aspetto socio-sanitario nei servizi distrettuali. Rimaniamo convinti che questa riforma non porterà grandi risparmi nonostante la riduzione delle ulss. I distretti per fortuna rimarranno invariati. Noi controlleremo che i servizi non diminuiscano e lavoreremo anzi perché vengano implementati specialmente a livello territoriale.

A che punto siamo invece con la legge sull’invecchiamento attivo?

È stato fatto un lavoro importante nel gruppo di lavoro che vedeva assieme sindacati, terzo settore e regione e siamo riusciti a costruire una proposta di legge molto soddisfacente, che verrà consegnata alla giunta e al consiglio nei prossimi giorni. Ora, dopo l’approvazione della riforma sulla sanità, questa proposta – che ha lo scopo di migliorare la qualità della vita delle persone anziane nell’ambito della salute, della sicurezza e della partecipazione- dovrà diventare prioritaria. Noi speriamo che venga votata già entro quest’anno senza stravolgimenti. Potrà così diventare una base fondamentale per la futura contrattazione sociale nel territorio.

Cosa che ti rende più orgogliosa del lavoro svolto quest’anno?

Abbiamo fatto molte cose ma di sicuro quella che mi rende più orgogliosa è la firma del protocollo politico con la Rete degli Studenti Medi e l’Udu in cui si parla di legalità, Europa, memoria storica, aggregazione. Siamo molto soddisfatti anche dei risultati della campagna sui diritti inespressi, che ci ha permesso di entrare in contatto con migliaia di pensionati veneti e di far recuperare a molti di loro soldi che li spettavano. Ora ci attende un 2017 molto impegnativo a cui guardiamo con preoccupazione ma anche con fiducia.