L’inflazione mette in ginocchio i pensionati polesani

Biancardi: «I nostri anziani sono i più poveri del Veneto, servono interventi urgenti» 

La questione del caro-vita è stata protagonista del partecipatissimo dibattito organizzato da Spi e Cgil di Rovigo a Fiesso Umbertiano. Fra gli ospiti, il segretario generale dello Spi nazionale, Ivan Pedretti 

Come possono affrontare rincari superiori ai 200 euro mensili i pensionati più “poveri” del Veneto, quelli rodigini? È di fatto questa la domanda attorno alla quale è ruotato per lo più il dibattito organizzato dalla Cgil e dallo Spi di Rovigo nell’aula civica Falcone Borsellino di Fiesso Umbertiano, di fronte a un pubblico numerosissimo e alla presenza del segretario nazionale del sindacato dei pensionati della Cgil, Ivan Pedretti. 

Un incontro che ha affrontato molti temi, oltre all’inflazione, anche in vista delle elezioni politiche di domenica 25 settembre. 

Ma partiamo dai numeri, capaci di tratteggiare un quadro con molte ombre e poche luci. Anche nel Rodigino l’inflazione morde e i pensionati sono fra le categorie più penalizzate. In media, da gennaio, il caro-vita per un over 65 polesano è costato circa 200 euro in più al mese rispetto al 2021 (2.400 euro in un anno), mentre per una coppia di anziani senza figli il surplus è di circa 250 euro (3mila euro nell’arco dei 12 mesi). Sulla riduzione del potere d’acquisto influisce in particolare il caro-bollette (circa 160 euro mensili in più per l’over 65 “single”, 210 euro per la coppia) ma anche il carrello della spesa (più 18 euro per l’anziano solo, 216 euro in un anno, e più 30 euro per i due ultra65enni, 372 euro in 12 mesi). Inoltre, il problema per i pensionati di Rovigo è più sentito che in altre realtà regionali perché, come detto, gli anziani polesani hanno gli assegni previdenziali del settore privato più bassi dell’intero veneto: 921 euro (2.232 euro per gli uomini e 690 euro per le donne), contro i 1.034 euro regionali. Mentre il 55% delle pensioni erogate dall’Inps in provincia è inferiore ai 750 euro lordi mensili. E il tutto, in un territorio che conta il 27% di popolazione anziana. 

«Per affrontare il problema dei rincari – esordisce Nicoletta Biancardi, segretaria generale dello Spi Cgil di Rovigo, dopo i saluti di Uber Faccio, segretario della lega Spi di Fiesso Umbertiano – ribadiamo la necessità di agire sul sistema della rivalutazione che deve essere rimodellato, tanto più ora con questo livello di inflazione. Da tempo, da ben prima dei rincari, chiediamo inoltre l’ampliamento della 14esima e l’aumento dell’importo»Biancardi ribadisce poi le battaglie del sindacato dei pensionati a favore di una legge nazionale per la non autosufficienza, e la necessità di rafforzare la sanità territoriale, la contrattazione sociale e il rapporto intergenerazionale. Per quanto riguarda i temi elettorali, la segretaria generale dello Spi Cgil di Rovigo conferma il proprio no nei confronti della flat tax, che favorirebbe i redditi più alti. «Il fisco deve mantenere carattere di progressività – commenta Biancardi – come previsto dalla Costituzione». Tutti questi argomenti «saranno affrontati nelle prossime settimane con incontri territoriali. Come dimostra la grande partecipazione odierna, i nostri pensionati voglio essere coinvolti e partecipare attivamente alla discussione sulle problematiche nazionali e del territorio».   

Massimo Cestaro, segretario dello Spi Cgil del Veneto, mette in evidenza il problema della tassazione sulle pensioni e critica le promesse elettorali irrealizzabili, come i mille euro di pensione “minima” proposti da Forza Italia. “Perché non alzarla a 1.500 o a 2.000 euro, allora? – chiede sardonico -. Bisogna essere realistici e fare promesse sostenibili altrimenti non si è credibili e si prendono in giro le persone. Piuttosto pensiamo a una pensione che tenga conto del lavoro di cura e a una pensione di garanzia per i giovani». 

Il segretario nazionale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti, chiude l’appuntamento ricordando come il sindacato dei pensionati rappresenti i bisogni delle categorie più fragili e in difficoltà. «Ancor più in questo difficile periodo – spiega Pedretti – rivendichiamo la necessità di creare un sistema di welfare (e non di bonus a pioggia) e di protezione sociale che tuteli le fasce più deboli della popolazione, pensionati e giovani lavoratori. Il welfare, però, va finanziato con il contributo di tutti. Per questo per noi la discussione sulle tasse va in un’unica direzione: devono essere pagate da tutti». 

Al dibattito sono intervenuti anche Pieralberto Colombo, segretario generale della Cgil di Rovigo, Sandra Rodella, A. D. del Caaf Cgil di Rovigo, e Genni Donegà, direttrice del patronato Inca polesano, che hanno ribadito, numeri alla mano, le grandi difficoltà che stanno vivendo pensionati e lavoratori rodigini in questo particolare momento storico.   

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