Lo Spi Cgil del Veneto celebra il suo 14esimo congresso regionale

Appuntamento lunedì 23 e martedì 24 a Quinto di Treviso. Quasi 200 mila gli iscritti, in un territorio in cui un quarto della popolazione ha più di 65 anni e il 27,5% dei pensionati ha entrate inferiori ai mille euro lordi mensili. 

Dopo 358 assemblee congressuali, 102 congressi di Lega e 7 congressi provinciali che hanno coinvolto nelle votazioni più di 10 mila delegati iscritti e hanno visto la riconferma di tutti e sette i segretari generali in carica, il Sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto si avvia verso il suo 14° congresso regionale, in programma lunedì 23 e martedì 24 gennaio al BHR hotel di Quinto di Treviso. L’appuntamento sarà l’occasione per analizzare il contesto veneto, con la relazione della segretaria uscente, Elena di Gregorio, gli interventi dei numerosi ospiti e delegati e la presentazione di due ricerche Ires Veneto: una sulla violenza contro le donne anziane e una sulla situazione socio-demografica regionale.

Inflazione e pandemia. A questa due giorni lo Spi arriva dopo quattro anni molto complessi per gli anziani veneti, colpiti prima dalla pandemia, che ha evidenziato l’importanza della sanità pubblica e territoriale, e poi dalla bolla inflazionistica che ha minato i bilanci economici di molti pensionati. In questo periodo così difficile il sindacato è stato a fianco degli ultra65enni (e non solo) con il proprio apparato di operatori e volontari presenti in ogni angolo della regione. 

I numeri. Lo Spi del Veneto può contare su circa 200 mila iscritti, nell’ambito di un territorio che annovera 1 milione e 154 mila over 65, il 23,8% della popolazione totale (dieci anni fa era il 20,6%). Fra questi, 370 mila sono ultra80enni e rappresentano la categoria più fragile soprattutto per le questioni legate alla non autosufficienza. In una regione dove il rapporto fra anziani over 65 e giovani sotto i 14 anni è di 189,3 a 100, contro i 144,2 ogni 100 del 2012, l’apporto del sindacato dei pensionati è stato fondamentale con le iniziative per l’invecchiamento attivo e per il benessere delle persone anziane, con la campagna per il controllo delle 

pensioni e per far valere i diritti inespressi sulle pensioni, con le battaglie politiche su previdenza, salute, legalità, divario di genere, non autosufficienza.   

Allarme Covid. Durante la pandemia si calcola che in Veneto siano decedute più di 15mila ultra60enni e che il blocco della sanità ordinaria abbia fatto rinviare circa 400 mila prestazioni (visite, screening, operazioni non urgenti) con un effetto nefasto per gli anziani veneti, metà dei quali è interessato da una o più malattie croniche. Nei due anni più difficili, il 2020 e il 2021, lo Spi ha costantemente monitorato la situazione, intervenendo spesso nei confronti della Regione a tutela delle categorie più fragili – con particolare riguardo ai circa 30 mila ospiti delle Rsa, i più colpiti nei primi mesi di Covid – e spingendo con forza per le vaccinazioni dell’intera popolazione. Così come oggi chiede alla Regione risposte per affrontare le tante criticità della sanità nel territorio, dalle liste d’attesa alla drammatica carenza di medici di medicina generale. 

Il nuovo governo. Le recenti scelte del governo Meloni – in particolare il taglio della rivalutazione sulle pensioni superiori a 4 volte il trattamento minimo – hanno riportato lo Spi dietro le barricate, dopo un anno, il 2022, di logoramento economico causato dall’inflazione. Il sindacato ha più volte ribadito la condizione e i bisogni dei pensionati veneti, circa 1 milione e 300 mila persone, il 27,5% (percentuale che sale al 38,7% per le donne) dei quali percepisce pensioni inferiori ai mille euro lordi, un dato che supera il 60% se si guarda solo al settore privato. 

Il congresso. La due giorni in programma il 23 e il 24 gennaio, dunque, «sarà l’occasione per fare il punto della situazione sulla condizione di anziani e pensionati veneti – come spiega la segretaria generale Elena Di Gregorio – che compongono un quarto della popolazione regionale e che rappresentano una risorsa per l’intera comunità. Una risorsa che necessita però di attenzioni e di politiche adeguate in un contesto, quello veneto, che ha mostrato tutte le proprie criticità durante il periodo pandemico. La nostra presenza capillare sul territorio è una garanzia per la tutela degli interessi delle persone anziane e dobbiamo ripartire da qui per affrontare i prossimi anni con la certezza che lo Spi c’è e sarà sempre una presenza forte e attenta ai bisogni del territorio». 

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