Elena Di Gregorio confermata Segreteria generale 

Concluso il XIV Congresso Spi Cgil Veneto: al centro del dibattito, invecchiamento della popolazione, pensioni povere, legalità, sanità, non autosufficienza. 

Dopo due giorni di interventi, confronti, dibattiti, analisi sulle tematiche demografiche, sanitarie, previdenziali e di genere (con la presentazione di una ricerca Ires sulla violenza contro le donne anziane in Veneto), lo Spi Cgil del Veneto ha confermato Elena Di Gregorio segreteria generale del sindacato dei pensionati.

L’organizzazione può contare su una presenza capillare nell’ambito di tutto il territorio regionale: 410 presidi territoriali, fra sedi e recapiti, 97 leghe e 800 collaboratrici e collaboratori e circa 200 mila iscritti, un quinto dell’intera popolazione ultra65enne.

Al congresso è intervenuta anche Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil del Veneto, che ha portato il contributo e i saluti della confederazione in vista del congresso regionale in programma domani e venerdì a Mestre. Mentre Mina Cilloni, della segreteria dello Spi nazionale, ha ricordato l’importanza dell’invecchiamento attivo, della prevenzione, del benessere delle persone anziane. «Mobilità, rigenerazione urbana, prevenzione – ha spiegato Cilloni – sono tutti temi fondamentali che devono essere al centro della contrattazione sociale».

Invecchiamento. Alla due giorni di Quinto di Treviso il primo tema affrontato è stato quello dell’invecchiamento. Il 24% della popolazione in Veneto ha più di 65 anni mentre gli ultraottantenni, i più coinvolti dalle multicronicità e dalla non autosufficienza, sono circa 370 mila (il 7,6% dei residenti). Secondo una ricerca presentata durante il congresso, fra 20 anni, nel 2042, oltre un veneto su tre (34,4%) avrà più di 65 anni con un percentuale che sale al 37% per le donne. «L’invecchiamento deve essere considerato una conquista non un problema – ha spiegato Elena Di Gregorio nella relazione d’apertura – i giovani anziani e gli anziani che viaggiano, frequentano teatri, cinema, eventi culturali, vanno in palestra, muovono circa il 35% delle domande di beni e servizi del nostro Paese. Si impegnano nel volontariato e nel sociale e sono dunque una risorsa per l’intera comunità. La nostra azione sindacale si inserisce in questi spazi per conquistare il diritto ad invecchiare con dignità». Insomma, l’invecchiamento della popolazione deve portare con sé nuovi modelli: servizi comuni, case condivise, convivenze, forme di mutualità, cohousing.

Sanità. Anche la sanità si è confermata centrale nel dibattito congressuale. Tanto che la segretaria generale ha lanciato l’allarme sulle liste d’attesa che spingono un anziano su due fuori da sistema pubblico emarginando totalmente quella fetta di persone che non ha i soldi per curarsi nel privato. «Insistiamo con la richiesta alla Regione di introdurre l’addizionale regionale come tassa di scopo fortemente progressiva e a carico dei redditi medio alti», ha incalzato Di Gregorio. Gravissima in Veneto anche la carenza di medici di base, tanto che la Regione ha alzato il numero massimale di assistiti da 1.500 a 1.800. Intanto, seguendo le elaborazioni Ocpi (Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani) sui dati del Ministero della Salute, dal 2022 al 2028 nella nostra regione si prevedono 1.878 medici in uscita e solo 595 in entrata con una perdita di 1.283 professionisti.

Ipab e non autosufficienza. Al dibattito è emerso con forza anche il tema della riforma delle Ipab, visto che il Veneto è l’unica regione in Italia  a non averla portata a compimento. In un territorio che annovera circa 180 mila anziani non autosufficienti, il 16% degli over 65 – percentuale che sale al 19% nella fascia di età fra i 75 e gli 85 e al 20% degli over 85 – la situazione si fa sempre più grave anche di fronte al caro rette delle case di riposo.

Povertà. Le pensioni “povere” sono ovviamente fra le emergenze più evidenti anche nella nostra regione. Il 27,5% dei pensionati veneti, quindi circa 355 mila anzianipercepiscono pensioni inferiori ai mille euro lordi mensili. La percentuale si alza al 38,7% fra le donne. Se poi guardiamo solo alle pensioni private, quelle sotto i fatidici mille euro sono addirittura il 60%.  E in questo senso il sindacato ha sempre combattuto per proteggere i pensionati più poveri chiedendo, ad esempio, l’allargamento della platea della 14esima mensilità.

Taglio rivalutazione. Intanto, però, il taglio della rivalutazione voluto dal governo Meloni «è un furto – ha commentato la segreteria generale – avvenuto nel più generale silenzio, come se fosse normale decurtare le pensioni, come se non fossero il frutto di contributo versati regolarmente durante una lunga vita lavorativa». Il rischio povertà, d’altra parte, riguarda in Veneto 665 mila persone, il 13,7% della popolazione, un balzo notevole rispetto al 2020 (quando erano 500 mila) e ancor più del 2019 (422 mila).

Guerra e donne iraniane. Al congresso non sono ovviamente mancate le considerazioni sulla guerra nei confronti della quale «non ci può essere rassegnazione». E sulle donne iraniane, «le vere grandi protagoniste di una rivoluzione profonda».

Legalità. Alla due giorni di Quinto, riflettori puntati anche sull’economia sommersa e sulla lotta all’illegalità, tematiche che lo Spi del Veneto segue da sempre con grande attenzione, sia organizzando i campi antimafia assieme a Libera e Arci, sia entrando nelle scuole per parlare con gli studenti accanto a magistrati e rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Ricordiamo che nel 2018 (ultimi dati disponibili), ogni cento euro di gettito incassato, 12,9 sono sfuggiti allo Stato. Lo Spi nella sua consueta indagine sulla partecipazione dei comuni alla lotta all’evasione ha rilevato come solo 14 amministrazioni su 563 (il 2,5% del totale) abbiano recuperato risorse tramite quella preziosa attività.

Violenza sulle donne anziane. Il congresso ha ospitato anche una intensa tavola rotonda incentrata sulla violenza contro le donne anziane in Veneto. Il dibattito ha preso spunto dalla ricerca commissionata dal Coordinamento Donne Spi regionale all’Ires e coordinata dalla ricercatrice Alessandra Minello, che ha fatto emergere questioni rilevanti. La violenza contro le donne anziane non è assimilabile alla violenza contro le donne tout court, ma ha delle specificità e solleva dei bisogni tipici di questa fascia d’età. Si parla di maltrattamenti diffusi anche se poco denunciati, di violenze psicologiche ed economiche perpetrate in molti casi dai figli stessi, oltre ai partner. Ci sono dinamiche più sottili che vanno affrontate dai servizi sociali e dai centri antiviolenza con metodologie diverse. La violenza contro le donne anziane è ancora un campo di indagine troppo sottovalutato e poco indagato ed è per questo che lo Spi del Veneto continuerà nella ricerca coinvolgendo le istituzioni interessate. 

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