La Consulta boccia i ricorsi contro il “bonus Poletti”, i pensionati veneti: «I conti pubblici valgono più della nostra dignità»

Con la bocciatura, oggi, da parte della Corte costituzionale dei ricorsi presentati contro il bonus Poletti, i 470mila pensionati veneti interessati dalla vicenda hanno visto disattesa l’aspettativa di ricevere gli arretrati che aspettano dal 2012, quando tutto è cominciato con il blocco delle rivalutazioni degli assegni stabilito dall’allora Governo Monti.

«La sentenza della Consulta sul decreto Poletti ci lascia l’amaro in bocca – commenta Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. Ancora una volta i pensionati sono chiamati a un sacrificio economico ingente per far fronte ai problemi di bilancio del nostro Paese. Ora attendiamo il dispositivo della sentenza per una valutazione di merito. Continueremo a portare avanti le nostre battaglie per il riconoscimento della rivalutazione delle pensioni e per tutelare il potere d’acquisto dei pensionati. Così come continueremo a chiedere al Governo il mantenimento degli impegni assunti anche per la revisione dell’aumento automatico dell’età pensionabile delle lavoratrici e dei lavoratori. I lavori non sono tutti uguali!».

«Ancora una volta si mantengono i conti pubblici facendo cassa sui pensionati – rilancia Luigi Bombieri, segretario generale Fnp Cisl Veneto -. Questa sentenza è un brutto presagio per il proseguimento della trattativa che a livello nazionale i nostri rappresentanti stanno conducendo, già con molte difficoltà, con il Governo per una riforma delle pensioni all’insegna dell’equità. Ed equità non significa continuare a togliere a chi ha già dato tanto. Sbaglia chi pensa che i pensionati siano disposti a sopportare oltre».

«Prendiamo atto della sentenza – conclude Emanuele Ronzoni, segretario generale Uilp Veneto -. Non siamo soddisfatti e non ci rassegniamo. Continueremo la nostra azione per la rivendicazione dei diritti dei pensionati e per la rivalutazione delle pensioni».

2011-2017: dalla Fornero a Poletti, passando per Letta – Cronistoria del Blocco della rivalutazione delle pensioni

• Il decreto Salva Italia del 2011 (Monti/Fornero) ha bloccato la rivalutazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps (cioè superiori a 1.405 euro mensili lordi nel 2012, 1.443 nel 2013), adeguamento poi reintrodotto dal Governo Letta nel 2014. Il blocco ha interessato in Veneto circa 470mila pensionati (su un totale di circa 1,3 milioni) che, nei due anni di funzionamento, hanno perso in pratica una intera mensilità. Un’altra conseguenza è che dal 2014 le loro pensioni sono state rivalutate partendo da una base di calcolo più bassa rispetto a quanto dovuto se non ci fosse stato il blocco.
• Non solo: quando il Governo Letta ha reintrodotto l’adeguamento nel 2014, lo ha fatto stabilendo percentuali che saranno in vigore fino al 31 dicembre del 2018 e che sono peggiorative per i titolari di trattamenti pensionistici oltre tre volte il minimo. Abbiamo calcolato che ciò ha comportato per quei 470mila pensionati veneti una perdita per il triennio 2014-2016 di 140,5 milioni di euro. Il provvedimento di Letta, pur contestabile e contestato, era legittimo, ma dà tuttavia il parametro di come gli interventi sulle pensioni erodano sempre più il potere d’acquisto dei pensionati.
• Nell’aprile del 2015 la Corte Costituzionale (sentenza num. 70) ha dichiarato illegittimo il decreto Salva Italia, e la risposta del Governo Renzi è stata il decreto legge 65/2015, denominato “bonus Poletti”: invece di un rimborso pieno, è stato dato ad agosto 2015 un rimborso parziale e non a tutti gli aventi diritto. I criteri sono stati: restituzione del 40% della mancata rivalutazione per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo, il 20% per quelli tra 4 e 5 volte, il 10% per quelli tra il 5 e 6 volte mentre nulla era dovuto ai titolari di una pensione lorda oltre 6 volte il minimo. Nella sostanza i pensionati veneti hanno ricevuto un assegno pensionistico una tantum che varia da 278 a 750 euro.
• Il bonus Poletti, accusato di non aver rispettato la sentenza della Consulta, è stato oggetto di quindici ricorsi alla Corte Costituzionale stessa che oggi, 25 ottobre, si è espressa respingendoli. I giudici, si legge nella nota ufficiale, hanno ritenuto che «diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015, la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica». Da sottolineare che nell’udienza del 24 ottobre il legale dell’Inps, Luigi Caliulo, ha calcolato che la bocciatura del decreto Poletti avrebbe potuto costare allo Stato circa 30 miliardi di euro.