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Immigrazione: il dramma delle persone, la farsa delle misure del governo

«Ignobile vergognosa». Così la segretaria confederale Cgil Maria Grazia Gabrielli ha definito la clausola contenuta nel decreto attuativo del cosiddetto Decreto Cutro, secondo cui i richiedenti asilo per non essere trattenuti nei centri di “permanenza e rimpatrio” (Cpr) dovranno pagare una somma di circa 5 mila euro. «Una misura indegna di un Paese civile – ha spiegato Gabrielli –. Riteniamo sia indispensabile depurare questo tema da tutti gli interessi di campagna elettorale e lavorare per un’equa redistribuzione dei migranti per assicurare così solidarietà e accoglienza».

Il punto è proprio quello dell’abissale divario tra le promesse elettorali dell’attuale governo di “fermare l’immigrazione” con fantasiosi blocchi navali e respingimenti di massa e il dramma quotidiano degli sbarchi e dei morti in mare. Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno sono 133.131 le persone arrivate via mare (dunque senza contare la rotta balcanica) dall’inizio dell’anno al 27 settembre 2023. Gli arrivi si susseguono ad un ritmo che è quasi doppio rispetto a quello del 2022 (70.320 sbarchi nello stesso periodo) e quasi triplo rispetto al 2021 (45.599 sbarchi al 27 settembre 2021).
Gli arrivi dell’anno in corso sembrano destinati a polverizzare ogni record: 105.131 sbarchi totali nel 2022; 64.477 nel 2021 e, soprattutto, i 181.436 del 2016, punta massima mai registrata.
Sospinta dall’acuirsi di conflitti, carestie, instabilità politica ed economica in numerosi paesi africani, nel triennio 2014-2016 la “crisi dei rifugiati” ha visto arrivare sulle coste italiane
mezzo milione di persone.

Il 9% dei nuovi arrivati di quest’anno (11.650 in numero assoluto) sono minori non accompagnati. Su questi si è abbattuta la scure dell’Esecutivo che, suscitando le proteste del Garante dei minori, ha previsto la riduzione delle garanzie con la cancellazione, di fatto, della presunzione di minore età; ha reso possibile lo svolgimento di visite radiografiche da parte del personale di personale di pubblica sicurezza anziché da equipe mediche; ha previsto la possibilità di confinare i minori all’interno dei centri per adulti, la cui capienza viene raddoppiata rispetto agli standard attuali e il tempo di permanenza viene elevato al massimo consentito dalle norme europee: 18 mesi.

«La questione migratoria ha bisogno di ben altre risposte, a partire da una nuova governance europea, investendo su solidarietà e accoglienza, e dall’accantonare logiche securitarie rappresentate anche dai Centri di permanenza per il rimpatrio, che sono centri di limitazione delle libertà» ha sottolineato Gabrielli.

Proprio l’accoglienza è il punto dolente di tutta la filiera, dal momento che i decreti Salvini hanno smantellato la Rete SAI, in grado di assicurare oltre ad un posto letto e ad un pasto anche i necessari servizi di integrazione. Al 15 settembre 2023 (ultimo dato ufficiale disponibile), meno del 30% dei 141.201 immigrati in accoglienza sul territorio nazionale è ospite di un centro SAI; il 70% in un staziona in un hot-spot o in un centro di prima accoglienza, strutture pensate per affrontare l’emergenza e non già l’integrazione. In Veneto questa percentuale si riduce a meno del 10%. In totale nella nostra regione ci sono 8.540 personale in accoglienza (il 6% del totale nazionale).

Consulta il report Sbarchi e accoglienza di migranti in Italia negli anni 1997-2022 della Fondazione ISMU

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