Il Covid ha “svuotato” gli ospedali: il rapporto 2021 della Fondazione Gimbe sui danni indiretti della pandemia

Il rapporto 2021 della Fondazione Gimbe ha messo a nudo l’aspetto tuttora meno considerato della pandemia, che per un verso ha riempito gli ospedali di malati Covid ma per un altro li ha svuotati dai tradizionali fruitori che sono in primo luogo pazienti di malattie croniche, oncologiche, anziani bisognosi di visite ed esami o più semplicemente persone che necessitano ricovero. È il famoso impatto indiretto della pandemia, un fenomeno naturalmente non solo italiano o veneto, ma mondiale: i dati provenienti da 20 Paesi in tutto il mondo hanno mostrato che durante il 2020 l’utilizzo dei servizi sanitari si è ridotto in media del 37%, e più precisamente: riduzione del 42% delle visite, del 31% della diagnostica, del 30% delle terapie e del 28% dei ricoveri. In Italia, sempre secondo il rapporto, durante il 2020 sono decedute 746.146 persone, con un tasso di mortalità superiore del 15,6% rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Nei mesi mesi pre-pandemia (gennaio e febbraio 2020), la mortalità è stata inferiore rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Considerando solo il periodo marzo-dicembre 2020 (da quando cioè hanno iniziato a registrarsi decessi attribuibili al COVID-19), l’eccesso di mortalità è stato di 108.178 decessi, di cui 75.891 (70%) positivi al COVID-19.

Lo studio conclude che “l’eccesso di mortalità verificatosi nel 2020 è stato in gran parte attribuibile direttamente alla malattia COVID-19 (70% circa). Il restante 30% è legato in parte a patologie non COVID-19, riportando l’attenzione sul peso dei danni indiretti dell’epidemia nel nostro Paese”.

Su dati del Ministero della Salute si ricorda poi che nel 2020 sono stati 1,3 milioni i ricoveri in meno (-17%) rispetto all’anno precedente. Di questi il 52,4% (681.852) sono ricoveri medici e il 47,6% (619.282) sono chirurgici. In quest’ultimo ambito rientrano anche i ricoveri di chirurgia oncologica, ridotti del 13% rispetto al 2019. Inoltre, il 42,6% del totale dei ricoveri in meno si riferisce a prestazioni urgenti mentre il 57,4% a ricoveri programmati. Sul versante specialistica ambulatoriale, invece, la riduzione complessiva delle prestazioni si attesta su un valore di -144,5 milioni, di cui la maggior parte (90,2%) in strutture pubbliche. La quota più rilevante riguarda gli esami di laboratorio (62,6% del totale delle prestazioni in meno rispetto al 2019), seguita dalla diagnostica (13,9%), dalle visite (12,9%) e infine, più distaccate, dall’area della riabilitazione (5,8%) e da quella terapeutica (4,9%). Le conclusioni sono che “inevitabilmente tale impatto potrebbe tradursi nei prossimi anni in un peggioramento degli outcome di salute per la popolazione generale, a causa della rinuncia ad effettuare interventi chirurgici, visite di controllo o esami diagnostici o dell’incapacità del sistema sanitario di provvedere agli stessi”.

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