Case di riposo: infermieri “in prestito” per tutto il 2022. Ma mancano anche medici e operatori socio-sanitari

Uripa, l’unione regionale delle case di riposo, ha chiesto alla Regione Veneto di prolungare per tutto il 2022 il “comando” degli infermieri delle Ulss inviati nel corso del 2020 per fronteggiare i picchi della pandemia e la cronica carenza di personale. 

Nell’istanza del 16 novembre il presidente Roberto Volpe ha motivato la richiesta con il perdurare della “gravissima crisi di personale infermieristico a servizio dei centri di servizio che è destinata ad aggravarsi”. Ha aggiunto, inoltre, che “oltre alla crisi del

personale infermieristico si stia cronicizzando la grave carenza di medici a cui affidare le cure

dei nostri ospiti e in alcuni territori anche la grave carenza di operatori socio sanitari”. Confermandosi caustico verso il governo, Volpe ha infine sollecitato di portare la questione “all’attenzione del Ministero della Sanità e agli organismi che lo affiancano, visto che su questi temi appaiono tutti oggettivamente ‘molto distratti’”.

Non sono bastate dunque tutte le erogazioni del 2020 da parte della Regione per rimettere in equilibrio il sistema delle case di riposo venete.

Durante i picchi della pandemia si era assistito ad una vera e propria migrazione degli operatori sanitari, in particolari gli infermieri, verso gli ospedali che offrono condizioni di lavoro e retribuzione di gran lunga più vantaggiose che non nelle case di riposo.

La Regione Veneto era intervenuta più volte sia con erogazioni straordinarie per compensare la flessione dei ricavi delle case di riposo decimate dal Covid, sia con integrazioni sociali finalizzate a riempire i posti tragicamente “liberati”. Quasi  22 milioni di euro sono stati stanziati soltanto per la “sperimentazione” delle “quote di ingresso”, a parziale ed iniziale sgravio dei costi sostenuti dalle famiglie per introdurre i propri cari in struttura. Di fatto una riproposizione del meccanismo delle “mini-quote” introdotte nel 2010 e poi abolite. 

Tutte misure tampone che hanno mostrato a breve la corda a riprova della necessità di una riforma del settore capace di integrarsi con una radicale riforma dell’assistenza territoriale.

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