Spi, Fnp, Uilp: verso gli anziani totale mancanza di rispetto. Le difficoltà della campagna vaccinale non giustificano il trattarli come pacchi

Si sfrutti lo stop per mancanza di dosi per ripensare tutto il sistema di accesso

Venezia-Mestre, 2 aprile 2021 – Treviso: a un ultra 80enne semi invalido l’sms con la convocazione per il vaccino arriva un’ora prima dell’appuntamento. Per la moglie è impossibile riuscire a prepararlo, uscire di casa e arrivare a destinazione in tempo utile. Padova: un’anziana di 87 anni, che deambula precariamente con il girello ma può uscire di casa solo trasportata di peso perché le scale per lei sono impossibili, riceve la convocazione ma l’Ulss 6 le dice che non è disabile abbastanza per richiedere la vaccinazione a domicilio. E i servizi di trasporto – anche del volontariato – sono a pagamento (pazienza), ma non disponibili: tutto pieno. Ancora Padova: un 75enne viene rimpallato tra due CVP perché il medico del primo presidio, valutando le patologie pregresse, gli prescrive lo Pfizer non disponibile lì e lo manda nel secondo, dove un altro medico glielo nega proponendo AstraZeneca. Messo in confusione da due pareri medici contrastanti, e con sulle gambe tre code di tre ore in due giorni, l’anziano rinuncia. Sempre Padova: il medico di base dice a un 90enne che si occuperà direttamente della vaccinazione a domicilio, salvo poi dirgli di andare in Fiera quando gli arriva la convocazione. Venezia: un anziano residente a Portogruaro ha prenotato il vaccino come da indicazioni della regione e si è visto dare l’appuntamento a Jesolo, quindi a 50 km dalla sua residenza. Verona: il giorno dopo l’annuncio che sarebbero stati vaccinati anche gli accompagnatori conviventi degli ultra 80enni, purché over 65, un 71enne nell’accompagnare la famigliare di 87 anni si è visto negare il vaccino perché al presidio non avevano ricevuto disposizioni. In Pedemontana una coppia di 70enni si è sentita dire dal medico di base e dal numero di riferimento dell’Ulss 7 di aspettare la lettera di convocazione scritta, anche dopo l’annuncio da parte della Regione del portale unico. Ecco alcune delle segnalazioni che arrivano ogni giorno ai sindacati dei pensionati, disservizi dei quali le Regione fa solo finta di scusarsi dato che li minimizza.

«Siamo stanchi di questo atteggiamento paternalistico, per cui quando c’è qualcosa che non funziona è sempre colpa di qualcun altro, oppure il problema non è così grave e bisogna portare pazienza: dietro a ogni caso c’è una persona vera, che merita rispetto», affermano le segretarie generali venete Elena di Gregorio (Spi Cgil), Vanna Giantin (Fnp Cisl) e Debora Rocco (Uilp Uil). In questa campagna vaccinale, lamentano i sindacati dei pensionati, la dignità degli anziani è continuamente lesa da informazioni frammentarie e organizzazione che funziona a marce alterne. «Ora che c’è lo stop per mancanza di dosi – concludono Spi, Fnp e Uilp del Veneto – si ripensi completamente al sistema di accesso e si diano linee guida certe e definitive per la vaccinazione a domicilio. Non sono più ammissibili le ore di coda ai CVP, in una situazione di paradossale e rischioso assembramento, con anche anziani che si portano la sedia da casa. Non è più ammissibile che i centralini delle Ulss e i medici di base non sappiano dare informazioni sulla vaccinazione a domicilio e la neghino a chi è invalido. Voler far numeri a tutti i costi non può essere a scapito dell’umanità dovuta in questa situazione difficile per tutti».

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