Nel giro di un decennio è raddoppiato il numero degli over 65enni veronesi che si sono trasferiti all’estero. Secondo il database dell’Istat, erano 134 nel 2015; nel 2000 gli espatriati hanno superato quota 200 per diventare 264 lo scorso anno. Secondo i dati Inps ad oggi sono 228.600 i pensionati italiani residenti al di fuori dei confini nazionali (su 16,3 milioni di pensionati complessivi) e di questi, secondo il dato raccolto dal quotidiano L’Arena di Verona, 759 sono veronesi.
Per il segretario generale dello Spi Cgil Verona Adriano Filice: “Non si tratta sempre della ricerca di avventura o di generica ‘evasione’. Al contrario, spesso si tratta di una decisione dettata da necessità economiche. Questa ‘fuga silenziosa’ è infatti il sintomo di un problema profondo: pensioni inadeguate, servizi pubblici in declino, sanità sempre più a pagamento, il tentativo di valorizzare al meglio le risorse di cui si dispone, alla ricerca di un progetto di vita soddisfacente per se stessi e la propria famiglia”.
“Non è dunque una scelta ‘contro’ l’Italia, ma il tentativo (a volte deluso) di salvarsi. Il fatto che chi ha lavorato una vita intera si senta costretto a lasciare il proprio Paese per vivere con dignità, dovrebbe far riflettere a fondo le istituzioni su quelli che sono i fondamenti reali della nostra società rispetto alle aspettative non solo degli anziani ma anche dei giovani” prosegue Filice.
“La condizione sociale ed economica dei pensionati italiani si è progressivamente aggravata fino a diventare oggi una vera e propria emergenza silenziosa. Le pensioni hanno perso potere d’acquisto a causa dell’inflazione non recuperata e dell’aumento del costo della vita. Il risultato è che molti pensionati faticano oggi ad arrivare alla fine del mese, costretti a fare scelte dolorose su spese essenziali come cibo, riscaldamento o medicinali. A peggiorare la situazione, si aggiunge il progressivo smantellamento del sistema sanitario pubblico, sempre più inaccessibile a causa di lunghe liste d’attesa e carenza di personale. Per ottenere visite o esami in tempi ragionevoli, molti sono costretti a rivolgersi al privato. Siamo di fronte ad una generazione dimenticata, che ha lavorato una vita intera e ora si trova a dover lottare per i propri diritti più basilari” conclude il segretario.