RSA, servono protocolli sicuri per la riapertura ai familiari

Spi, Fnp e Uilp del Veneto chiedono di riaprire le case di riposo alle visite dei familiari con nuovi protocolli di sicurezza

Di solitudine non si può (e non si deve) morire. È questo il concetto più volte espresso dai sindacati dei pensionati del Veneto riguardo la situazione dei circa 30mila anziani, per lo più non autosufficienti, ospitati nelle case di riposo del Veneto e da oltre due anni privati dell’abbraccio dei propri familiari. Perché per loro le restrizioni sui contatti di fatto non si sono mai allentate, nonostante il successo della campagna vaccinale e le circolari di Ministero della Salute e della Regione sulle riaperture alle visite dei familiari. Circolari che prevedono protocolli di sicurezza, che finora sono stati regolarmente interpretati nel modo più restrittivo. «Con la fine dello stato di emergenza ormai alle porte, non è possibile studiare modalità definitive, che garantiscano il diritto sia alla salute che alla socialità degli anziani in casa di riposo, chiedono Elena Di Gregorio, Tina Cupani e Debora Rocco, segretarie generali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil del Veneto.

Ci stiamo lasciando alle spalle la pandemia nella sua versione peggiore, anche se con il Covid dovremo continuare a fare i conti ancora per un po’. Ma abbiamo visto proprio nelle case di riposo quanto i vaccini siano efficaci, per questo i sindacati dei pensionati ritengono essenziale da un lato superare subito le restrizioni che hanno isolato gli anziani per troppo tempo, sottraendo loro gli affetti che funzionano meglio di qualunque medicina, dall’altro sperimentare da adesso nuovi protocolli più leggeri. Chiariscono le segretarie dei pensionati: «Se possiamo aspettarci un ritorno dei contagi il prossimo autunno, con chissà quale variante, possiamo anche aspettarci un aggiornamento dei vaccini. Vale la pena studiare adesso, che la curva è in netta discesa, protocolli sanitari che garantiscano la tutela della salute nelle case di riposo senza però dover più riparlare di chiusure e isolamento, che tanti danni hanno fatto sulla salute mentale degli ospiti, che spesso si sono sentiti abbandonati».

In questi giorni tanti familiari degli ospiti, riuniti anche in specifici comitati, contattano i sindacati per chiedere aiuto e assistenza, visto che ancora oggi le visite hanno troppi limiti e troppe restrizioni. E, seguendo naturalmente tutte le precauzioni del caso, richiedono il diritto alla continuità di visita, il ripristino dell’accesso alle stanze, il ritorno degli eventi di animazione. «Ci vengono raccontate storie struggenti – concludono le segretarie di Spi, Fnp e Uilp del Veneto- Anziani che muoiono soli, senza l’affetto dei propri cari. Chiediamo che Regione e Ulss si coordinino per emanare indicazioni omogenee su tutto il territorio regionale, puntando ad allentare sempre più le limitazioni e a favorire l’abbraccio dei nonni ai propri figli e ai propri nipoti. In questo frangente anche i volontari rappresentano una risorsa per la riapertura in sicurezza delle Rsa».

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