Prima giornata nazionale dei morti per Covid: in Veneto deceduti 5 mila e 400 over 85 in più rispetto agli anni precedenti (+28,6%).

I grandi anziani sono le prime vittime della pandemia: il record nel Veronese (+40,8%). Sindacato dei pensionati: “i soldi del recovery per favorire la medicina di territorio”.

Venezia – Mestre, 18 marzo 2021 – Nel giorno in cui si celebra la prima giornata nazionale dei decessi per Covid, il Veneto si lecca le ferite contando i propri morti e constatando, numeri alla mano, che anche nella nostra regione la pandemia ha martoriato soprattutto i grandi anziani, prime vittime del virus. I dati elaborati dal sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil sono talmente emblematici che non avrebbero bisogno neppure di commenti. 

In Veneto, nel periodo che va dal 1° marzo al 31 dicembre 2020, sono deceduti circa 5 mila e quattrocento ultra85enni in più rispetto alla media dei tre anni precedenti. Un aumento di quasi il 30% (28,6%), imputabile proprio agli effetti della pandemia che, come detto, ha conseguenze nefaste soprattutto sui grandi anziani. L’indagine, che ha analizzato la mortalità per tutti i comuni veneti, evidenzia in modo chiaro come il Covid colpisca a seconda dell’età. Nella nostra regione, da marzo a dicembre 2020, sono morti 24.282 over 85, contro i 18 mila e 875 dello stesso periodo 2015-2019. Una crescita consistente che si registra in modo meno marcato (anche se comunque rilevante) nella fascia dai 65 ai 74 anni (+12,9 di decessi) e in quella dai 75 agli 84 (+21,4%). A livello provinciale, come noto, il territorio più colpito è stato il Veronese, dove infatti il numero di morti fra i grandi anziani scaligeri si è impennato del 40,8%. A seguire troviamo Vicenza (+33,9%), Venezia (+27,4%), Treviso (24,7%) Padova (+22,1%), Belluno (20,8%) e Rovigo (+20,4%). Analizzando i dati sui singoli comuni, si nota come quelli che ospitano case di riposo registrino in genere numeri di decessi fra i superiori agli altri fra i grandi anziani.

 «L’indagine – spiegano dalla segreteria dello Spi Cgil del Venetoconferma in pieno le nostre sensazioni. La pandemia ha fatto una vera e propria strage fra i nostri anziani. Persone che qualcuno ha addirittura considerato sacrificabili e che invece, come sappiamo molto bene, sono in gran parte ancora attive e presenti nella nostra comunità e spesso rappresentano la stampella economica per figli e nipoti. Per questo abbiamo contestato l’iniziale piano della regione che ritardava la vaccinazione per i grandi anziani. Fortunatamente grazie alle nostre pressioni la programmazione è stata cambiata. La nostra speranza è che adesso riprenda a pieno ritmo la vaccinazione, dopo il parziale stop di questi giorni, e che si proceda soprattutto con la rapida immunizzazione di tutti i soggetti più fragili, come appunto i grandi anziani».  

Per quanto riguarda gli interventi da mettere in campo nei prossimi mesi per superare la crisi pandemica, il sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto ha le idee molto chiare. «Serve una sanità territoriale attenta ai bisogni di questi soggetti che possiamo definire fragili – proseguono dal sindacato -. Perciò non dobbiamo perdere l’occasione di sfruttare al meglio le risorse del Recovery fund. In Italia gli stanziamenti ammontano a 7,9 miliardi di euro, da investire in 6 anni per la medicina di territorio e per la telemedicina. Lo Spi, assieme agli altri sindacati, si sta confrontando con Enti locali e Ulss per programmare politiche sociosanitarie sempre più vicine al cittadino, puntando appunto a quella medicina di territorio che è ancora deficitaria come dimostrano gli effetti della pandemia».

Visualizza la tabella con i dati provinciali

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