Sulla Perequazione automatica delle pensioni

MINISTRO FORNERO LE SUE ERANO LACRIME TELEVISIVE,
QUELLE DEI PENSIONATI ERANO VERE

Chi non ricorda le lacrime televisive del Ministro Fornero alla presentazione alla stampa del Decreto “Salva Italia” che tra l’altro conteneva il blocco delle rivalutazioni delle pensioni superiori a tre volte il minimo (1405,60 euro mensili lordi) per gli anni 2012 e 2013. Blocco che ha danneggiato circa 6 milioni di pensionate/i.

A Verona e provincia i/le pensionati/e che nel 2012, in quanto possessori di una pensione superiore ad euro 1443,00 lordi mensili, hanno subito il blocco della perequazione erano 81.255 (54.339 uomini e 26.916 donne).

La Corte costituzionale ha accolto un’ordinanza del Tribunale di Palermo ed ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale normativa.

Nel commentare la sentenza della Corte Costituzionale è bene precisare che nella scelta del meccanismo perequativo da utilizzare, il legislatore gode di una certa discrezionalità, atteso che gli articoli 36 e 38 della costituzione impongono il raggiungimento dell’adeguamento delle pensioni all’incremento del costo della vita, senza imporre un una particolare modalità attuativa del principio indicato. Tuttavia il legislatore è tenuto ad individuare meccanismi che assicurino la perdurante adeguatezza delle pensioni all’incremento del costo della vita.

Per questo CGIL CISL E UIL ed i Sindacati dei Pensionati SPI CGIL FNP CISL E UIL Pensionati hanno più volte chiesto di rivedere il meccanismo della perequazione delle pensioni per evitare che nel tempo si svaluti il loro valore.

La Corte costituzionale già nel 2004 (Corte Cost. Sentenza n. 30) aveva sostenuto “il perdurante necessario rispetto dei principi di sufficienza e di adeguatezza delle pensioni impone al legislatore, pur nell’esercizio del suo potere discrezionale di bilanciamento tra le varie esigenze di politica economica e le disponibilità finanziarie, di individuare un meccanismo in grado di assicurare un reale ed effettivo adeguamento dei trattamenti di quiescenza alle variazioni del costo della vita (…) per assicurare al pensionato ed alla sua famiglia mezzi adeguati ad una esistenza libera e dignitosa nel rispetto dei principi e dei diritti sanciti dagli articoli 36 e 38 della Costituzione”.

La sentenza ha scatenato una ridda di commenti da quelli più volgari (la Corte sentenzia pro domo sua) a quelli più sottili “la Corte dovrebbe tenere conto del danno economico delle sue sentenze” (leggasi Sen. Ichino del Partito Democratico) ovvero la Corte nel proteggere i pensionati ha ancora una volta danneggiato i giovani. Molte di queste voci “giornalistiche” sono preoccupate perché la sostanza giuridica della sentenza sembra stoppare anche le velleità di chi vorrebbe ricalcolare le pensioni retributive con il calcolo contributivo.

Vediamo in concreto cosa è successo ai pensionati. Nel 2012 l’incremento derivante dal costo della vita è stato del 2,7%, mentre nel 2013 del 3%.

Vediamo come avrebbe agito la rivalutazione nel 2012 con l’incremento del 2,7%. Gli scaglioni di reddito sono quelli vigenti all’entrata in vigore della norma Monti Fornero.

 

Perequazioni anno 2012 (inflazione 2,7%)

LIMITE Aliquota % sulla fascia Aliquota % di incremento
Fino a 3 volte il minimo 100% 2,7%
Da 3 fino a 5 volte il minimo 90% 2,43%
Oltre 5 volte il minimo 75% 2,025

Perequazione anno 2013 (aumento costo vita 3%)

LIMITE Aliquota % sulla fascia Aliquota % di incremento
Fino a 3 volte il minimo 100% 3,00%
Da 3 fino a 5 volte il minimo 90% 2,70%
Oltre 5 volte il minimo 75% 2,25%

 

La perdita economica in base al sistema di rivalutazione in vigore prima della legge Monti Fornero è circa di una mensilità lorda mensile o poco di più per i trattamenti fino a 3000 euro mensili.

 

AMMONTARE DELLA PENSIONE MENSILE LORDA ALL’1.1.2012 PERDITA MENSILE LORDA PER EFFETTODELLA MANCATA PEREQUAZIONE 2012 PERDITA MENSILE LORDA PER EFFETTODELLA MANCATA PEREQUAZIONE 2013 PERDITA MENSILE LORDA PER EFFETTODELLA MANCATA PEREQUAZIONE NEL BIENNIO PERDITA LORDA PER EFFETTO DELLA MANCATA PEREQUAZIONE NEL BIENNIO
€ 1.500 € 39 €   85 € 124 € 1.612
€ 1.700 € 44 €   95 € 139 € 1.807
€ 2.000 € 50 € 110 € 160 € 2.080
€ 2.300 € 58 € 126 € 184 € 2.392
€ 2.500 € 63 € 137 € 200 € 2.600
€ 2.800 € 70 € 152 €€ 222 € 2.886
€ 3.000 € 75 € 162 €€ 237 € 3.081

 

Ai pensionati, oltre alla “restituzione della perdita 2012/2013, dovranno essere rivalutate le pensioni anche per gli anni 2014 e 2015 perché va ricalcolata la rivalutazione di questi due anni

 

Carla Cantone, Segretaria Generale dello SPI CGIL ha dichiarato: “Bisogna applicare immediatamente la sentenza e dopo anni e anni di disattenzione e d’interventi ingiustificati contro i pensionati, è giunta l’ora di fare un po’ di giustizia. E’ l’occasione per rivedere radicalmente la legge Fornero, che è una grande ingiustizia sociale, per i pensionati, per i lavoratori, per i giovani”.

 

I pensionati sono stati ancora una volta “gabbati” con l’esclusione dal bonus degli 80, pur promessi dal Presidente del Consiglio. Per questo chiediamo che il Governo attivi subito le procedure necessarie per la rapida restituzione ai pensionati di quanto spetta loro perché le sentenze della Corte Costituzionale vanno prima di tutto applicate!!!

 

—->  ULTIMA ORA

Il Governo ha individuato una soluzione una tantum che non restituisce integralmente ai pensionati (con pensione superiore ai 1.443 euro mensili lordi) quanto perso dal 2012 al 2015 per effetto del blocco dell’indicizzazione delle pensioni operata dal governo Monti nel 2011. Non solo non restituisce l’importo dei due anni di blocco, ma non attualizza gli importi di pensione a partire dal 2014 e per tutti gli anni futuri. Basti pensare che l’applicazione integrale della Sentenza della C. Costituzionale ( restituzione ai pensionati delle somme non erogate per il biennio 2012/2013 e ricalcolo dell’indicizzazione per gli anni 2014/2015) sarebbe “costata” 18 miliardi di euro, mentre il provvedimento del Governo destina solo “2 miliardi e 180 milioni” in favore di 3,7 milioni di pensionati, escludendo dal “bonus” i pensionati (circa 650 mila) con un importo di pensione lordo mensile superiore a 3.200 euro.

Premesso che sarà indispensabile attendere il testo del decreto legge, si possono fin d’ora calcolare le somme che i pensionati troveranno nella pensione del mese di agosto.

 

Nel dettaglio il “bonus” sarà pari:

Importi pensioni mensili lorde Importi della mancata perequazione anni 2012 e 2013(euro) RimborsoBonus una tantum(euro) Somma non coperta dal provvedimento “bonus una tantum” del Governo(euro)
Da 1.700 a 2.199 Da 1.807 a 2.236 750 Da 1.057 a 1.486
Da 2.200 a 2.699 Da 2.236 a 2.790 450 Da 1.786 a 2.340
Da 2.700 a 3.000 Da 2.790 a 3.081 278 Da 2.412 a 2.803

 

Non vi è dubbio che, rispetto alla sentenza della Corte, il provvedimento del Governo ha una forte criticità dovuta alla notevole esiguità del rimborso “una tantum”. Infatti Carla Cantone, Segretaria Generale SPI CGIL, ha affermato che “la questione non è ancora risolta. Da Renzi è arrivata una prima parziale risposta (…) non basta un bonus una tantum per sanare gli arretrati perché così si restituisce solo una parte del dovuto. I governi hanno prelevato dalle tasche dei pensionati 16 miliardi di euro in quattro anni e nessuno sa dove siano finiti, mentre alle grandi rendite non è stato chiesto nulla”