Niente conguaglio per le pensioni rispetto a quanto corrisposto nell’anno 2019

Con decreto del 15 novembre pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, il Ministero dell’economia ha confermato la percentuale di variazione per il calcolo della rivalutazione delle pensioni dal 1° gennaio 2019 nella misura dell’1,1% e quindi nessun conguaglio per i pensionati e le pensionate.

Con lo stesso provvedimento, la percentuale di rivalutazione delle pensioni dal 1° gennaio 2020 è stata determinata in misura provvisoria dello 0,4%, salvo conguaglio da effettuarsi per l’anno successivo.

L’INPS ha inoltre rinnovato gli importi delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2020, prevedendo il riconoscimento della rivalutazione in misura pari al 100 per cento (incremento dello 0,4%) ai trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo. Ai trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a tre volte il minimo, l’indice di rivalutazione dello 0,4% verrà riconosciuto a seconda dell’importo complessivo dei trattamenti pensionistici.

Qui di seguito il dettaglio sulla rivalutazione dei trattamenti pensionistiche:

Se in questi giorni il disegno di legge non subirà modifiche al trattamento pensionistico con importo complessivo fino a 4 volte il minimo (ovvero sulle pensioni tra i 1.540 e i 2053 euro lordi mensili) sarà applicata la rivalutazione al 100% (invece del 97%) e l’Inps dovrà ricalcolare l’importo complessivo.

Si tratta di ben poca cosa rispetto a quanto abbiamo richiesto in questi mesi.  –  sottolinea Giuseppe Di Girolamo, della segreteria dello Spi Cgil del Veneto-. Di fatto questa mini-rivalutazione porterà nelle tasche di 115 mila pensionati veneti al massimo 0,24 centesimi lordi in più al mese. Come si può definirla se non una beffa? Il sistema delle rivalutazioni parziali, con cui tutti i governi tendono a fare cassa, deve essere eliminato perché ingiusto e iniquo”.

Infatti, negli anni 2012 e 2013 le pensioni di importo superiore a tre volte il minimo non sono state rivalutate al costo della vita e nel 2014 l’adeguamento all’inflazione è stato modificato in modo decrescente. In questi 7 anni la somma di questi provvedimenti ha prodotto una perdita di 7.587 euro per le pensioni di importo fra i 1.500 e 2.000 euro lodi al mese e di 11.587 euro per le pensioni oltre i 2.000 euro lordi al mese.

“Se la situazione rimarrà tale e il governo continuerà a non prendere in considerazioni le nostre richieste,- continua Di Girolamo – continueremo la mobilitazione già avviata in questi mesi  e scenderemo in piazza fino a quando non ascolteranno le nostre ragioni sulla rivalutazione delle pensioni, per l’ampliamento della platea dei beneficiari della 14esima; per una legge nazionale sulla non autosufficienza e per un fisco più equo per i pensionati.”.

Le nostre sedi sono a vostra disposizione per ulteriori informazioni relative anche agli importi provvisori dei trattamenti minimi, dei trattamenti assistenziali e delle prestazioni collegate al reddito.