Nel Veneziano, un contribuente su tre dichiara meno di 1000 euro netti mensili e solo il 2,3% denuncia entrate superiori ai 75 mila euro annui. L’allarme del Sindacato dei Pensionati “Diseguaglianze sociali ed evasione fiscale minano l’economia del territorio”.

A pensionati e dipendenti gli “assegni più bassi”. Meglio per imprenditori e autonomi. Analisi dello SPI CGIL sui dati diffusi dal MEF relativi ai redditi 2019 (anno di imposta 2018)

Al di là delle conseguenze economiche, che l’emergenza virus potrà determinare nelle tasche dei veneziani, la cosa certa è che in base agli ultimi dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – relativi alle dichiarazioni 2019 su anno di imposta 2018 – ed elaborati dallo SPI CGIL del Veneto, diseguaglianze sociali ed evasione fiscale rappresentino ancora un gap, che rischia oltremodo di ampliarsi.

In provincia, infatti, il 37,7% (più di un contribuente su tre) dichiara un reddito inferiore ai 1000 euro netti mensili (15 mila euro lordi annui). In pratica, quasi il 13% della ricchezza prodotta (quest’ultima di oltre 13 miliardi e 200 milioni di euro) viene suddiviso fra gli oltre 634mila contribuenti. Di contro, solo il 2,3% dei contribuenti (circa 15 mila persone) denuncia guadagni superiori ai 75 mila euro lordi annui, nonostante vada loro il 14% della ricchezza generata sul territorio. In generale, il reddito medio dichiarato nel Veneziano è passato da 20.360 a 20.818 euro lordi annui.

Numeri, che descrivono una provincia con una distribuzione del reddito iniqua e un’evasione fiscale diffusa e dove le categorie più in difficoltà – lavoratori dipendenti e pensionati – sono quelle che, soprattutto in futuro, rischiano di subire le conseguenze più gravi. I primi, rispetto al 2017, vedono un leggero aumento delle entrate (da20.854 euro lordi annui a 21.025) pur attestandosi ai livelli del 2016. Seppur di poco, anche le pensioni crescono, passando da 17.728 a 18.191 euro lordi annui, corrispondenti a poco più di 1000 euro netti mensili.

Sembrano stare decisamente meglio – almeno prima della pandemia – gli imprenditori veneziani con i loro 42.273 euro lordi annui ( 41.303 nel 2017), media sicuramente più elevata di quella nazionale (38.831) e veneta (41.508). Ma spiccano soprattutto gli autonomi, con una dichiarazione dei redditi che si attesta a 50.023 euro contro i 48.023 dell’anno prima, mentre in Italia è di 46.275 euro e in Veneto di 51.665.

Rispetto a questi dati a Venezia, città capoluogo, le diseguaglianze sociali e l’evasione sono distintamente più visibili, visto che il 36,4% dei circa 200 mila contribuenti percepisce meno di 15 mila euro lordi annui, mentre il 3,3% ne dichiara più di 75 mila. I pensionati, altresì, possono contare su entrate medie di 20.636 euro lordi annui, dato sicuramente superiore al Veneto (17.873) e all’ Italia (17.544). Crollano, invece, i redditi degli imprenditori del capoluogo (da 55.876 euro lordi annui a 49.748) pur essendo questo, un dato ben più alto della media regionale e nazionale.

“L’analisi dei dati, al netto di ciò che accadrà a causa dell’emergenza Coronavirus, non lascia spazio a interpretazioni – come spiega Renato Bressan, della Segreteria regionale dello SPI CGIL – Ancora una volta, i numeri del MEF mettono in evidenza le diseguaglianze sociali esistenti anche nel Veneziano. La ricchezza si sposta sempre verso l’alto, aumentando il gap fra contribuenti. A nostro giudizio, questo trend deve indurre le Amministrazioni locali a sottoscrivere i patti antievasione, sia per recuperare risorse utili al finanziamento del welfare territoriale, sia per arginare comportamenti illeciti che danneggiano tanti imprenditori onesti. Rileviamo pure, l’iniqua distribuzione della ricchezza, che vede un terzo dei contribuenti – quelli che guadagnano meno di 15 mila euro lordi annui – dividersi il 13% del reddito complessivo prodotto, mentre un altro 13,6% va a una fetta piccolissima, il 2,3 % dei contribuenti, quelli che denunciano più di 75 mila euro lordi annui. Va da sé, che questi andamenti, oltre ad allargare le disuguaglianze sociali nel nostro paese e nella nostra regione, contribuiscono a rendere ancora più pesante la situazione socio economica per tante famiglie e pensionati, già gravemente colpiti dalle conseguenze del Covid-19”.

“Questi dati ci riportano inevitabilmente al tema dei Patti Antievasione – sottolinea Daniele Tronco, Segretario generale SPI CGIL Metropolitano Venezia – e sono pochissimi i comuni nel Veneziano, che li sottoscrivono. Con essi, si chiede alle Amministrazioni di recuperare risorse provenienti dal sommerso, come previsto dal D.L. 203 del 30 settembre 2005. Su questo versante, le Amministrazioni possono davvero fare la differenza – conclude Daniele Tronco –nel recuperare risorse preziosissime, che potrebbero essere destinate a favore delle categorie più svantaggiate, a partire da anziani e disabili, soprattutto in un momento così difficile per il nostro Paese”.