L’Istat conferma: rischio povertà più basso tra le famiglie con pensionati. Anche durante la pandemia

Due importanti studi dell’Istat di recente pubblicazione convergono nel sottolineare il ruolo importante svolto dai pensionati nel sostenere il tenore di vita delle famiglie italiane.

Il Rapporto Istat sulle condizioni di vita dei pensionati aggiornato al 2019 evidenzia infatti che “la presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari ‘vulnerabili’ (genitori soli o famiglie in altra tipologia) riduce sensibilmente l’esposizione al rischio di povertà, rispettivamente dal 32,8% al 15,1% e dal 32,9% al 15,3%. Il cumulo di pensione e reddito da lavoro abbassa ulteriormente il rischio di povertà: 4,8% contro 18,1% delle famiglie sostenute da titolari di sole pensioni”.

Dall’altro lato, il rapporto Istat del 4 marzo sulla crescita della povertà assoluta in Italia conferma che “anche nell’anno della pandemia, la presenza di anziani in famiglia – per lo più titolari di almeno un reddito da pensione che garantisce entrate regolari – riduce il rischio di rientrare fra le famiglie in povertà assoluta. La percentuale di famiglie con almeno un anziano in condizioni di povertà è pari al 5,6% (sostanzialmente stabile rispetto al 2019 in cui era pari al 5,1%); quelle dove gli anziani non sono presenti l’incidenza passa invece dal 7,3% al 9,1%”.

La crisi economica legata alla pandemia ha colpito le persone occupate in modo relativamente più dure che i non occupati: “sono le famiglie con persona di riferimento occupata a risentire di più degli effetti della crisi (l’incidenza passa dal 5,5% al 7,3%), mentre per quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione la situazione già grave si mantiene stabile (19,7%); sostanzialmente inalterata e a un livello contenuto è l’incidenza per le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro (da 4,3% del 2019 a 4,4% nel 2020)”.

Secondo le stime preliminari dell’Istituto, nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%) ossia oltre 1milione in più rispetto all’anno

precedente. La povertà assoluta in Italia raggiunge i valori più elevati da quando è disponibile la serie storica per questo indicatore cioè dal 2005.

Anche dal punto di vista della spesa media delle famiglie, che nel 2020 si attesta sui 2.328 euro mensili, la contrazione registrata è la più alta da quando sono iniziate le misurazioni (1997). Rispetto al 2019 la riduzione della spesa è pari al 9,1%. Al tempo della crisi del debito sovrano (2012-2013) si era registrato “solo” un 6,4% in meno rispetto al 2011. Coerentemente alle restrizioni anti Covid, le rinunce hanno riguardato soprattutto i beni non alimentari.

Per quanto attiene nello specifico i pensionati, i dati generali aggiornati al 2019 ci dicono che il numero di cittadini titolati di trattamento pensionistico è rimasto stabile attorno ai 16 milioni, per una spesa pensionistica complessiva che raggiunge i 301 miliardi di euro.

Si confermano, purtroppo, anche le ampie disuguaglianze di reddito tra i beneficiari: il 42,3% della spesa va infatti al quinto più ricco, mentre le donne donne soffrono di un gap ancora molto marcato. Per le pensioni di vecchiaia in particolare le donne percepiscono in media 7.783 euro annui in meno degli uomini (-36,1%) per effetto del divario retributivo. Al contrario, per le pensioni di reversibilità alle donne spetta 1,6 volte l’importo degli uomini, per effetto del divario di genere rispetto alla speranza di vita (assorbono infatti il 91% della spesa per pensioni di reversibilità).

Crescono (sempre rispetto al 2018) i pensionati da lavoro che dichiarano di essere occupati: +3,6%. Il dato è comunque in diminuzione rispetto al 2011. Per quanto riguarda la condizione famigliare, l’Istat evidenzia che oltre un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,6%), e più di un quarto da solo (28,2%).

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