La riapertura delle case di riposo è già diventata una presa in giro

«Si sta giocando sulla pelle degli anziani! E la Regione intende stare a guardare?»

Spi, Fnp e Uilp del Veneto sono indignati per i ritardi e le dichiarazioni del presidente dell’Uripa

Venezia-Mestre, 12 maggio 2021 – Nemmeno il tempo di fare come sindacati dei pensionati del Veneto un appello, era il 10 maggio, affinché nessuna casa di riposo facesse marcia indietro nell’applicare l’ordinanza del ministero della Salute, e già da parte delle Rsa si parla di prendere tempo, della necessità di «un patto tra strutture e famigliari», di «trovare un equilibrio»: sono parole di Roberto Volpe, presidente Uripa, l’associazione che riunisce il 95% delle case di riposo venete. Alcune di esse ventilano di essere pronte a seguire le “nuove” regole addirittura fra fine maggio e giugno. Meno male che il presidente del Veneto Luca Zaia l’8 maggio aveva dichiarato che la Regione avrebbe dato esecuzione «pressoché immediata»all’ordinanza, e meno male anche che è proprio l’Uripa uno degli enti con cui l’assessora regionale Manuela Lanzarin si è confrontata in queste settimane per stilare la bozza di linee guida per la riapertura delle Rsa, che sono poi state recepite dalla Conferenza delle Regioni prima e dal Governo poi, diventando il cuore dell’ordinanza. Perché, quindi, tutta questa melina?

«È da marzo che le case di riposo vengono definite a più riprese Covid free, ed è da marzo che noi chiediamo che i famigliari possano tornare a fare visita ai loro cari anziani, con tutti gli accorgimenti di sicurezza necessari», ricordano Elena Di Gregorio (Spi Cgil), Vanna Giantin (Fnp Cisl) e Debora Rocco (Uilp Uil), «mentre la Regione a noi ha negato un confronto sui protocolli di riapertura, lo ha concesso all’associazione che cambia continuamente le carte in tavola e non perde occasione per chiedere ristori. Le norme però ora ci sono: chiediamo alla Regione di smettere di stare a guardare nascondendosi dietro la governance delle case di riposo e dietro la discrezionalità delle direzioni sanitarie, e che verifichi che vengano applicate».

È forte, infatti, la sensazione di presa in giro da parte di Uripa: quando era ancora in vigore la norma che chiudeva le case di riposo, il 19 aprile Volpe dichiarava che le Rsa erano «tornate un luogo sicuro» e l’88% delle strutture già garantiva le visite ai famigliari. Ora che il problema legislativo è stato risolto, dice che «non possiamo pensare ci sia un “liberi tutti” nei luoghi più fragili del mondo». Le case di riposo parlano della difficoltà di garantire l’unica vera novità introdotta da Speranza: il contatto fisico, che «può essere preso in considerazione in particolari condizioni di esigenze relazionali/affettive». Ma c’è anche il problema spinoso degli operatori non vaccinati (il 20% secondo proprio Uripa), per i quali si dovrebbe applicare il decreto-legge del 1° aprile. Commentano i sindacati dei pensionati: «Come abbiamo già detto, secondo noi sono scuse che servono solo a coprire problemi organizzativi. Questioni oggettive, lo riconosciamo, ma che hanno avuto tutto il tempo di essere risolte dato che la rappresentanza delle case di riposo ha partecipato al confronto sui protocolli». Ricordando che l’ordinanza del ministero della Salute dà tutte le indicazioni per assicurare le visite (sospese in pratica solo in caso di focolaio non gestibile o di zona rossa) Spi, Fnp e Uilp del Veneto rilanciano il monitoraggio che, grazie alla capillarità della loro presenza territoriale, faranno provincia per provincia.

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