Il nuovo Piano Nazionale dei Servizi Sociali: un passo in avanti nella copertura dei bisogni

Il difetto del welfare italiano è ben noto: se in cifre assolute l’impegno dell’Italia a protezione dei suoi cittadini, specie quelli più fragili, eguaglia quello degli altri Paesi europei, le componenti di spesa sono fortemente sbilanciate sul versante della spesa pensionistica e sanitaria: su un “bilancio” di circa 507 miliardi di euro nel 2019 (esclusa la spesa per l’Istruzione) 276 miliardi sono di spesa pensionistica previdenziale, 109 miliardi di spesa sanitaria, 69 miliardi sono “altri trasferimenti monetari” comunque classificabili come previdenziali (TFR, malattia, assegni al nucleo familiare, disoccupazione); altri 44 miliardi sono i trasferimenti assistenziali monetari, mentre gli interventi assistenziali non sanitari, tra cui rientrano appunto i servizi sociali, ammontano appena a meno di 10 miliardi.

Il nuovo Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali licenziato nel corso del mese di Agosto 2021 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando si pone l’obiettivo di superare questo sbilanciamento rafforzando, a partire da una maggiore presenza di personale professionale e qualificato, il peso e la capacità di intervento dei servizi sociali sul territorio. Per far questo il Piano dice di poter contare su alcuni stanziamenti statali, che le decisioni prese da Governo e Parlamento durante la pandemia hanno reso strutturali, più, naturalmente, sulla “spinta di avvio” fornita dai fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Il nuovo Piano dei Servizi Sociali conferma quindi l’obiettivo di assumere nuovi assistenti sociali in misura tale da renderne disponibili ed operativi uno ogni 5 mila abitanti, e di rafforzare la collaborazione con il terzo settore visto non come “supplente” delle manchevolezze dei servizi pubblici, ma come elemento in grado di “arricchire l’offerta con la capacità di cogliere con grana fine le specifiche dinamiche e situazioni”.

Nella parte sanitaria del Piano viene confermata la centralità dei Punti Unici di Accesso, ossia dei punti in cui i bisogni dei cittadini si interfacciano con le istituzioni, tipicamente Comuni e Aziende sanitari, e del tema delle dimissioni protette.

Se ora la valutazione multidisciplinare dei bisogni dei cittadini fragili funziona solo o prevalentemente nei casi più gravi di non autosufficienza e disabilità, l’obiettivo è di allargare il servizio a tutto il ventaglio dei bisogni. Di converso, il sistema deve essere in grado di accompagnare i cittadini anche in uscita dal contesto sanitario, garantendo la continuità di assistenza e di cura necessarie sulla base di un programma concordato tra il medico curante, i servizi sociali territoriali dell’Asl di appartenenza e dell’Ente locale.

L’ultima indagine dell’Istat sulla distribuzione della spesa sociale dei Comuni conferma che gli  ambiti di intervento definiti come “famiglia e minori”, “disabili” e “anziani” assorbono da soli più dell’80% delle risorse. Adeguando dunque l’impegno su questi fronti, occorre imprimere una svolta sui temi, ad esempio, del “disagio degli adulti” e dell’immigrazione che ora ricevono un’attenzione piuttosto marginale.

In una Paese come il nostro dalle marcate differenze territoriali molto resta da fare anche per riequilibrare la spesa sociale che conosce macroscopiche differenze regionali: dai  200 euro annui pro capite di Trentino, Friuli, Sardegna e Valle d’Aosta ai 22 euro pro capite annui della Calabria.

Il Piano ha ricevuto critiche durissime dall’Uripa, l’Unione degli Istituti per anziani, in quanto dedicherebbe poca attenzione al tema della residenzialità. La riforma tuttavia nasce sulla base della devastante esperienza del Covid che ha visto una grossa fetta della popolazione più fragile sola di fronte alla pandemia e spesso anche di fronte alla morte. Ecco perché nel Piano si sostiene che “i servizi sociali debbono essere i principali alleati della ripresa economica e civile dei nostri territori”.

Scarica il nuovo piano dei servizi sociali

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