È nato l’Osservatorio veronese sulle case di riposo

Obiettivo: condividere le criticità con famigliari e parti sociali


L’emergenza generata dalla seconda ondata della pandemia, ancora più virulenta della prima, unita alla preziosa azione del Prefetto di Verona Donato Cafagna, hanno fatto cadere anche le ultime remore sulla necessità di istituire un organismo che monitori costantemente lo stato delle case di riposo della provincia veronese e che ne condivida le criticità con le parti sociali e i comitati e le associazioni degli anziani.
 
È così che lunedì 25 gennaio è stato tenuto a battesimo in videoconferenza il nuovo “Osservatorio provinciale sulle strutture residenziali per anziani” di cui fanno parte, oltre al Sindaco di Verona in qualità di Comune capoluogo, anche il presidente della Provincia di Verona, l’Azienda ULSS 9 Scaligera, il Presidente la Conferenza dei Sindaci USSL 9 Scaligera, il Coordinamento dei Centri Servizi per Anziani e le organizzazioni sindacali.
 
Come Sindacato dei Pensionati riteniamo l’Osservatorio uno strumento indispensabile a collegare la realtà delle case di riposo, da sempre “separata” e tormentata da tante difficoltà e contraddizioni, con la realtà più vasta in modo che anche le organizzazioni sindacali e le associazioni dei famigliari possano avere diritto di parola, di segnalazione e di proposta.
 
Da parte del Segretario Generale Cgil Verona Stefano Facci è arrivata l’esortazione ad alzare la qualità del confronto dell’Osservatorio portando già dai prossimi incontri tutta una serie di lavori sui quali fare sintesi e mettere in campo interventi concreti ed iniziative sindacali. Per Facci occorre capire fin da subito come affrontare le criticità che affliggono le case di riposo, a partire dalla carenza di personale e dalle diverse modalità nella conduzione organizzativa delle strutture stesse.
 
Adriano Filice, segretario generale Spi Cgil Verona ha invece posto l’accento sull’assistenza domiciliare: tenendo conto che il 95% dei 20 mila veronesi positivi al virus sono degenti a casa, e che di questi la maggioranza sono persone fragili con più di 90 anni, non è possibile pensare che i medici di Medicina Generale, gli infermieri che li assistono e le Usca chiamate a supportarli non possano avere un ruolo nella campagna di vaccinazione e, in prospettiva, anche nell’assistenza continuativa delle categorie più fragili.
 
 

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