Assistenza primaria, allarme zone carenti, lo Spi Cgil: “regione e ulss convochino le parti sociali per trovare soluzioni all’emergenza”

I 13 pensionamenti attesi entro ottobre tra i medici di base operativi nell’Ulss 9 rischiano di vanificare completamente gli effetti, purtroppo già blandi, del bando per la copertura delle zone carenti di assistenza primaria pubblicato a marzo 2021, i cui termini erano stati riaperti a maggio, e che si è concluso a luglio con l’aggiornamento dell’elenco delle zone rimaste carenti.

In questa prima parte dell’anno, da marzo a luglio, la Regione Veneto è riuscita a “reclutare” (per trasferimento o per inserimento di medici o diplomati) soltanto 15 nuovi medici (o pediatri)  a copertura di altrettante zone carenti.

Le zone carenti nell’Ulss 9 risultano dunque essere passate da 124 a 109 con qualche piccolo progresso, almeno sulla carta, nell’Ambito 3 del Distretto 1 (Verona città, Circoscrizioni 1-2-3) dove risultano ridotte da 11 a 7 e nell’Ambito 3 del Distretto 4 (Sud-Ovest Veronese) dove si registra una riduzione da 18 a 14.  Una goccia del mare, in ogni caso, rispetto al fabbisogno del territorio che resta molto alto.

Appare ormai chiaro che soltanto una riforma complessiva del sistema delle cure primarie sarà in grado di accompagnare le Regioni e i territori al di fuori dello stato di cronica penuria di assistenza primaria. Sarebbe in questo senso opportuno e auspicabile da parte della Regione Veneto aprire fin dal subito un vasto confronto con le parti sociali sul tema delle nuove Case della Comunità e della riforma dell’assistenza domiciliare che la parte sanitaria del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) prefigura e su cui è già in atto un confronto tra il Governo e le Regioni.

Altrettanto importante sarebbe provare ad affrontare l’attuale emergenza che vede decine di migliaia di veronesi, tra cui molti anziani, ancora privi di medico di famiglia con tutte le ovvie conseguenze in termini di peggioramento delle condizioni di salute, rinvio o rinuncia alle cure, congestionamento degli ospedali e dei pronto soccorso.

L’Ulss 9 ha il potere di indicare le zone in cui deve essere comunque assicurata l’assistenza ambulatoriale. Si può agire, come in parte di sta già facendo, con i trasferimenti di pazienti a medici di medicina generale nel rispetto dei massimali previsti, ma si può anche valorizzare e promuovere nelle zone carenti le medicine di gruppo integrate che saranno presumibilmente la vera chiave di volta della riforma futura. Una strada che purtroppo la Regione Veneto ha prematuramente abbandonato senza offrire soluzioni alternative.

Invitiamo pertanto la Regione Veneto e l’Ulss a convocare le parti sociali per valutare insieme le possibili soluzioni a questa che è una vera e propria emergenza da affrontare al più presto.

Adriano Filice, Segretario Spi-Cgil Verona

Allegati:

– Assegnazioni (Allegato A Delibera Azienda Zero n. 486 del 23-7-2021)

– Zone rimaste carenti dopo assegnazioni (Allegato B Delibera Azienda Zero n. 486 del 23-7-2021)

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