Non autosufficienza, ennesimo intervento inaccettabile del Governo

Cgil e Spi Cgil nazionale commentano la legge 50/2026, di conversione del decreto PNRR.

“Ennesimo intervento inaccettabile del Governo in materia di disabilità e non autosufficienza. In un quadro già preoccupante, la riforma della valutazione della disabilità prevista dal Decreto Legislativo n. 62/2024 continua a generare criticità, sommandosi a quelle ancora irrisolte nelle province coinvolte nella sperimentazione, come abbiamo denunciato più volte. La carenza di commissioni INPS e di medici di medicina legale, i costi elevati dei certificati introduttivi e il conseguente calo delle domande stanno producendo disagi evidenti per le persone più fragili, i cui diritti rischiano di non essere più concretamente esigibili”. È quanto si legge nel comunicato congiunto di Cgil nazionale e Spi Cgil.

“A complicare ulteriormente il quadro – proseguono Confederazione e Sindacato dei Pensionati – è intervenuta ieri la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 50/2026, di conversione del cosiddetto decreto PNRR. Il provvedimento introduce un nuovo ostacolo, questa volta per le persone anziane ultrasettantenni, rinviando al 31 dicembre 2027 l’applicazione sperimentale avviata in 60 province italiane del nuovo percorso di accertamento e valutazione per il riconoscimento della non autosufficienza”.

“Così, salvo contrordini dal Governo dell’ultimo minuto, le Regioni e le ASL interessate devono riattivare con urgenza le Commissioni presso le Aziende Sanitarie Locali, precedentemente soppresse nelle province interessate dalla sperimentazione a seguito del trasferimento integrale delle funzioni all’INPS. È inoltre prevista – aggiungono – la reintroduzione del certificato medico secondo il modello precedente che, a differenza del nuovo certificato introduttivo, non ha valore di domanda: sarà quindi necessario presentare una distinta istanza amministrativa, con il venir meno anche del principio della valutazione unica”.

Per Cgil e Spi “il risultato sarà un ulteriore aumento dell’incertezza, dei disagi e dei ritardi nell’effettiva esigibilità dei diritti, in particolare per la popolazione ultrasettantenne. Una situazione inaccettabile: ancora una volta le conseguenze ricadono sulle fasce più deboli della popolazione – concludono – mentre il Governo prosegue senza tenere conto di chi resta indietro”.

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