Intervista a Tina Anselmi: una vita vissuta per la democrazia

tina-anselmi2Il nostro saluto a Tina Anselmi scomparsa lo scorso 1 novembre nella sua casa di Castelfranco Veneto, con la conversazione raccolta da Rosanna Bettella e le foto di Rosanna Tosato.

Eletta più volte parlamentare Dc, aveva 89 anni. Figlia di antifascisti, da ragazza entrò nella Resistenza. Nel 1976 alla guida del dicastero del Lavoro. Fu presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2.

Una vita dedicata alla politica, quella alta, quella delle aule parlamentari, dalla quale ha ricevuto importanti riconoscimenti, Tina Anselmi rimanda un’immagine di donna non certo discriminata, non certo subalterna. Una donna che ha rivolto per lo più il suo interesse nel campo del sociale, dapprima, da giovane, come sindacalista e poi come deputata e Ministro, del Lavoro e della Sanità. E’ stata la prima donna ministro, un’apripista ma anche un emblema rispetto all’impegno dimostrato e ai risultati che attraverso queste cariche ha saputo ottenere. Eppure quello che, fin dalla telefonata in cui le chiedevamo un incontro, ci ha colpito è stata la semplicità dei modi e la disponibilità accordataci subito a condizione, però, di non affaticarla troppo e con la stessa semplicità ci ha accolte, me e Rosanna Tosato, segretaria confederale della Cgil, nella sua casa di Castelfranco esordendo subito con una raccomandazione, conoscendo il nostro ruolo di dirigenti sindacali:

“…bisogna stare attenti. Il loro obiettivo (del centrodestra) è di rendere impossibile al centrosinistra di operare per cui, quando su ogni problema metteranno ostacoli, difficoltà e creeranno tempi lunghi, tutto questo finirà per indebolire il sindacato, perché se c’è uno strumento operativo questo è il sindacato. Se lo metti in condizione di non operare a chi si rivolge il cittadino? Quindi rafforzate il più possibile il sindacato. E l’unità del sindacato è l’obiettivo a cui tendere.

Signora Anselmi, cosa è stata per lei la politica?

Una scelta di vita. Sono stata la prima donna ministro, al Lavoro, e in questa veste abbiamo fatto una legge di parità nel 1978, poi abbiamo fatto anche la legge sulla reversibilità delle pensioni.

Nel suo lavoro politico e quindi anche in quello di Ministro del Lavoro le è servito aver lavorato nel sindacato?

Sì, moltissimo, mi è servito intanto perché ci si conosceva e poi perché c’era un rapporto di fiducia che, diversamente, forse non si sarebbe creato, poi alcuni nodi erano là e il sindacato si è trovato con alcune situazioni ormai mature che hanno reso possibile l’approvazione della legge (quella sulla parità) perché una legge ha bisogno di un supporto culturale e politico. Se una legge cade nel vuoto è un danno enorme. Quindi bisognava prima far maturare i tempi con delle azioni e li abbiamo fatti maturare tanto che la legge di parità è passata a larghissima maggioranza.

E poi è stata ministro della sanità, con risultati molto importanti

Come ministro della sanità abbiamo fatto quella legge così importante, proprio quella, la 833 che istituì il SSN. Non viene detta “Anselmi” e qualche volta mi capita di dire, quando se ne parla, che sarei la madre di quella legge, per chi non lo sapesse.

tina-anselmiSignora Anselmi, si vogliono cambiare le regole democratiche, porre mano alla Costituzione…

Per me, è un cambio che non doveva essere fatto quello del voto, sì, non si dovevano cambiare le regole, ma le hanno cambiate a colpi di maggioranza…e che colpi!!

Tutto questo fa a pugni con la nostra storia

Quando parlo agli adulti dico sempre “sapete cosa mi dicono i giovani, magari dopo tre ore che ho perso la voce a raccontar loro della Resistenza, sapete cosa mi dicono? perché non ce le avete dette prima queste cose?”, perché è vero, abbiamo fatto troppo silenzio, anche se questa storia, che non è il racconto di qualche cialtrone, è la nostra storia che è stata pagata in prima persona da molti. Anche la scuola finalmente si è mossa, si sono visti i risultati. Io abitavo qui con mia nonna e lei ci raccontava tutto della prima guerra mondiale, dei soldati con la gavetta, sapevamo tutto attraverso i suoi racconti; invece dell’ultima guerra la gente non parlava, non ne voleva parlare, per pudore, per preoccupazione di creare divisioni, non lo so. Per fortuna quest’anno si è superata la rimozione e si è cominciato a parlarne diffusamente. La scuola deve prendere iniziative culturali che facciano crescere.

Come vede i compiti che aspettano il nuovo governo di centro sinistra?

Intanto bisognerà partire col piede giusto e il piede giusto è quello di non sbagliare, un passo in meno ma che sia un passo sicuro, però bisogna fare bene i conti, guai tornare indietro, e alcuni obiettivi sono proprio qui davanti a noi, ad esempio riassestare il sistema previdenziale. La gente è più matura, è anche capace di sacrifici, però fa i conti per cui bisogna dar loro qualcosa.

Come vede Lei questi cinque anni di governo Berlusconi che hanno inciso così pesantemente nella nostra società, che hanno rovinato le coscienze, hanno rovesciato i valori?

Purtroppo è così, perché quando si distrugge il valore, anche quello della sofferenza, siamo messi male. Una società che voglia maturare, che pensa al futuro è una società che deve chiedere un impegno e quindi non recuperare alcuni valori vuol dire non creare nel paese quel tessuto morale e umano senza il quale nessuna società può affrontare oggi con serenità il suo domani.

Lei che è stata la prima donna ministro come spiega che dobbiamo ancora parlare di quote rosa?

 Eh, sì, perché in politica nessuna conquista è irreversibile, lo dico sempre alle mie nipoti, nessuna di voi può essere sicura domani di quello che ottiene oggi se non sta attenta, se non si pone assieme ad altre questo problema. In questo senso quello che abbiamo conquistato oggi ci può essere tolto se cambia la cultura, se cambia la situazione economica, se cambia anche l’atteggiamento della gente e le prime colpite sono le donne sì, perché purtroppo in molte situazioni le donne si arrendono, piuttosto che rimettere in discussione tutto si arrendono e lì comincia allora quel declino da cui poi è difficile liberarsi. Per la donna è sempre una doppia fatica…quindi è importante fare gruppo, costruire lobby. Da sole non si fanno questi cambiamenti, bisogna camminare insieme

Nei giovani si sente diffidenza verso le istituzioni e chi le rappresenta. Da cosa è dettata secondo Lei?

 Da esperienze personali negative. I partiti istituzionali sono in crisi ma dovremo trovare il punto di conciliazione perché non è possibile questa schizofrenia: i partiti ci sono e devono esserci, vanno ricondotti al loro ruolo. Se non facciamo questa operazione, di ridare ai partiti il loro ruolo, mancherà nella società lo strumento per affrontare i problemi. Siccome noi ci appelliamo alla razionalità, alla verità delle cose, abbiamo bisogno che questa nostra voce arrivi. Bisogna dare un futuro ai giovani, questo è il compito della politica

Cosa pensa del partito unico, del partito democratico?

Intanto facciamo funzionare i pezzi che abbiamo messo in piedi perché io, rispetto a tutte queste fughe in avanti, ho anche paura che ci si trovi col vuoto. Tutti gli strumenti che servono a dare forza devono essere utilizzati, l’unità del sindacato, per esempio, è un elemento di forza, quindi dobbiamo rafforzarlo, non rompiamoci per strada, perché se no facciamo un passo avanti e tre indietro, bisogna trovare sempre il massimo comune possibile.

Lei vedrebbe bene una donna al Quirinale? È stato fatto anche il suo nome.

Sì, vedrei bene una donna. Sì, è stato fatto anche il mio nome, sono contenta che si facciano tanti nomi, anche di donne, perché è sempre un atto di stima nei nostri confronti. Poi vediamo cosa si ottiene.

È finito il tempo a nostra disposizione e con queste ultime parole, in cui emerge ancora una volta la semplicità e l’umiltà di una donna che si è sempre battuta per la democrazia, salutiamo Tina Anselmi con la consapevolezza di aver imparato oggi qualcosa di cui fare tesoro per il futuro.

Ciao Tina!