Formazione sui campi antimafia in Veneto: due giornate di formazione a maggio

Due giornate di formazione dedicate ai volontari che anche quest’anno parteciperanno ai campi della legalità in Veneto. Mercoledì 17 e 24 maggio: queste le due date previste per la proposta formativa ideata dal responsabile della formazione dello Spi Cgil del Veneto Stefano Vanni e da Danilo Toccane, segretario dello Spi Cgil del Veneto con delega alla legalità. Tema centrale dell’intervento di formazione sarà proprio il rapporto giovani e anziani che, grazie all’esperienza di lavoro nei campi antimafia, viene ogni anno rafforzato nell’ottica di rendere sempre più ravvicinata la relazione intergenerazionale. Altro tema attorno a cui ruoteranno gli interventi sarà quello del lavoro e dei suoi aspetti valoriali, non meramente economici. L’esperienza dei campi e dei laboratori antimafia promossi da Arci, Libera, Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil, Rete degli studenti medi e Unione degli universitari torna anche quest’anno. I campi, che coinvolgono in tutta Italia centinaia di giovani e pensionati volontari provenienti da tutta Italia, si legano in modo indissolubile ai terreni confiscati alla criminalità organizzata. Sono una conseguenza naturale della filosofia della confisca: restituire i beni alla comunità, renderli vivi, animarli con iniziative culturali, formative e informative sulla difesa della democrazia, della legalità, della giustizia sociale, del diritto al lavoro. Una pacifica ‘occupazione’ di questi spazi, dunque, abitati dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire comunità alternative alle mafie.

Scarica la locandina della formazione a Erbè del 17 maggio 2017 (in pdf)

Scarica la locandina della formazione a Campolongo Maggiore del 24 maggio 2017 (in pdf)

I CAMPI ANTIMAFIA IN VENETO

Anche il Veneto rientra nelle regioni in cui si tengono i campi. Due i luoghi in particolare: il primo a Erbè in provincia di Verona. Questo campo sorge su un terreno confiscato ad un trafficante locale di droga, il quale aveva rapporti con le cosche ed era riuscito a costruire in loco una villa con piscina dotata di maneggio e progettava di ampliare il tutto rendendolo un fiorente agriturismo; una volta confiscato il bene è stato assegnato al comune di Erbè che lo ha dato in gestione agli scout del luogo, i quali con fatica e determinazione e sottoscrivendo un mutuo con Banca Etica sono riuscita a realizzare il progetto di farlo diventare una base regionale, punto d’incontro per giovani e non solo. “Diritti in campo” è il nome di questo campo che si terrà in tre “turni”: dall’8 al 15 luglio 2017, dal 16 al 22 luglio e dal 19 al 26 agosto 2017. Per iscrivervi cliccate su questo link.

Attività previste in collaborazione con Arci e Libera
I volontari saranno seguiti da capi mastri in pensione che insegneranno tecniche e lavori da eseguirsi in totale sicurezza e ogni giorno cambieranno
attività per dar modo a tutti di imparare o migliorare la conoscenza di più “mestieri”. Formazione: Interverranno diversi relatori per affrontare temi
specifici della legalità e di conoscenza delle mafie soprattutto per quanto riguarda il radicamento di quest’ultime al Nord.
Storia del Bene di Erbè
Il bene è stato è stato confiscato nel 1993 ad uno spacciatore locale di droga che nel corso dei suoi traffici illeciti era riuscito ad accumulare
importanti risorse economiche fino a realizzare una lussuosa villa, un ristorante con maneggio su un terreno di circa 2 ettari. Lo spacciatore ha subito
una importante condanna ora scontata la pena e si è trasferito; sembra avesse collegamenti con ndrine calabresi peraltro mai dimostrati. Il comune di Erbè appena acquisito i beni confiscati ha promosso un progetto di recupero della villa con l’Asl locale fino ad inaugurare nel 2008 una struttura che ospita disabili mentali. Il terreno, il ristorante in fase di costruzione e la stalla cavalli diventati ruderi e luogo di rifugio di sbandati, sono stati assegnati nel 2006 in comodato gratuito per 30 anni al locale gruppo scout che stava nel periodo cercando una location per realizzare una base regionale scout. I lavori della base sono stati ultimati nel 2011. I finanziamenti necessari per completare l’opera sono stati dati da banca etica unica fra tutte le banche ad erogare un mutuo di 95.000 euro sulla scorta di un semplice diritto di superficie concesso nel frattempo magli scout dal
comune di Erbè. La base di Erbè è la prima base italiana costruita su un bene confiscato.

Il secondo si terrà invece a Campolongo Maggiore, nella villa dell’ex bossa della Mala del Brenta Felice Maniero, dal 3 al 10 settembre 2017. Si tratta del laboratorio formativo “I giardini della legalità”, promosso da Cgil, Spi-Cgil Arci-Uisp G. Di Vittorio e ARCI (Venezia), Auser Insieme, Affari Puliti, Libera della Riviera del Brenta, Arcisolidarietà Veneto, CCIAA Venezia e delta Lagunare, Patrocinio del Comune di Campolongo Maggiore. Per iscrivervi cliccate su questo link.

Attività previste in collaborazione con Arci

Le attività si svolgeranno nelle ville confiscate e saranno così articolate:
– incontri con testimonianze del territorio
– visite in altre strutture confiscate
– laboratorio di comunicazione su criminalità e corruzione
– esperienza di lavoro nel laboratorio di stampa 3 D
– attività di gestione tra cui lo zoo ‘tiger experience’
– sistemazione dello spazio esterno alla sede – ‘il giardino della legalità’ – e del parco dell’ex villa Donà
– incontri con scrittori e associazioni antimafia
– festa/concerto ‘un giardino per tutti’ con i partecipanti e gli abitanti

Storia del Bene di Campolongo Maggiore
I beni confiscati nei quali lavoreranno i volontari appartenevano ad affiliati della Mala del Brenta, organizzazione criminale di stampo mafioso. La Mala del Brenta, nata in Veneto intorno agli anni ’60 ed in seguito estesasi nel resto dell’Italia nord-orientale, è stata riconosciuta come “quinta mafia italiana” dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia. Si è resa protagonista negli anni di rapine, sequestri di persona, omicidi e traffici di droga e armi a livello europeo. Gran parte delle attività del campo si svolgeranno, in particolare, nell’ex-villa di Felice Maniero , per anni a capo della Mafia del Brenta. Maniero, soprannominato “Faccia d’Angelo”, è stato accusato di sette omicidi, traffico di armi e droga, di numerose rapine e di associazione mafiosa. La villa, nella quale viveva con la madre, gli è stata confiscata in seguito al suo arresto. Attualmente è utilizzata come incubatore di imprese giovanili.
Le attività si svolgeranno inoltre in una seconda villa, “Villa Sollievo”, un tempo appartenente a Fausto Donà, ex affiliato della Mala del Brenta e che attualmente ospita una comunità di accoglienza per persone con disabilità psichiche.