Spi Cgil Verona: “Subito soluzioni di prossimità”
“Dal 28 agosto, con il pensionamento di alcuni medici di medicina generale nell’area di Castelnuovo del Garda e Peschiera, centinaia, se non alcune migliaia, di cittadini rischiano di trovarsi senza il proprio medico di famiglia e senza la possibilità di sceglierne un altro nella propria zona. La risposta fornita dal Distretto, che ci è stata riferita da alcuni pazienti alla ricerca di un nuovo medico di base, indirizza infatti gli utenti verso medici disponibili a Lazise o addirittura a Malcesine. L’unica alternativa indicata è la continuità assistenziale o, per le emergenze, il Pronto Soccorso. Dopo aver a lungo atteso le Case della Comunità, questo non può essere il nuovo modello di assistenza territoriale“.
A denunciarlo è Adriano Filice, Segretario Generale dello SPI CGIL Verona, che pone l’accento sulle gravi ripercussioni sociali di questa situazione.
“Un cittadino autonomo e munito di auto può forse percorrere decine di chilometri per una visita – prosegue Filice – ma cosa deve fare un anziano solo, una persona non autosufficiente o un malato cronico che non dispone di un mezzo proprio? La sanità territoriale non si misura dal numero delle Case della Comunità inaugurate, ma dalla capacità reale di garantire la presa in carico dei cittadini nei luoghi in cui vivono. Invece di alleggerire i Pronto Soccorso, si rischia di intasarli ulteriormente scaricando sui servizi d’emergenza le carenze della programmazione“.
La criticità del Basso Garda si inserisce in un quadro provinciale già fortemente compromesso. Come emerge dai dati dell’ultimo bando di Azienda Zero, che fotografa la situazione dopo le assegnazioni di giugno secondo i parametri del contratto nazionale dei medici di base (ACN), nella provincia di Verona si contavano ben 369 incarichi vacanti di medico di base, suddivisi tra i 122 del Distretto 1, i 62 del Distretto 2, i 72 del Distretto 3 e i 113 del Distretto 4. Nel solo ambito che include Castelnuovo del Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Valeggio sul Mincio la rilevazione ufficiale registrava 18 incarichi vacanti, ai quali si aggiungevano gli 11 dell’area compresa tra Bardolino, Brenzone sul Garda, Garda, Malcesine, San Zeno di Montagna e Torri del Benaco.
“I numeri dicono chiaramente che ci troviamo di fronte ancora a un problema strutturale, frutto di anni di mancata programmazione a livello nazionale e regionale“, conclude il Segretario dello SPI CGIL Verona. “Chiediamo alla Regione Veneto e all’ULSS 9 Scaligera di chiarire subito quanti cittadini rimarranno scoperti dal 28 agosto e con quali tempi e modalità si intenda garantire una copertura stabile soprattutto alla popolazione anziana. Laddove non sia possibile una sostituzione immediata, si predispongano presidi medici distrettuali straordinari ma di reale prossimità. Non accettiamo che alla carenza di medici si risponda semplicemente chiedendo alle persone più fragili di adattarsi al disservizio“.