Il giudizio di legittimità espresso dalla Corte Costituzionale sulla riforma Calderoli dell’autonomia differenziata, di cui sono state da dopo pubblicate le motivazioni è, nei confronti della legge impugnata, ancora più duro di quello che era apparso dalle prime sintesi.
Seppure il linguaggio tecnico-giuridico possa ostacolarne la comprensione, la sua lettura, soprattutto nella parte centrale dedicata ai principi, è altamente istruttiva in quanto delinea gli spazi all’interno dei quali l’autonomia può essere declinata. La Corte chiarisce e ripete fino allo sfinimento che qualsiasi progetto politico in tal senso non può essere disgiunto dalle finalità di uguaglianza, libertà ed equità che incarnano la nostra Repubblica, confermando così tutte le considerazioni che anche come Spi Cgil Verona abbiamo svolto in vari incontri nel corso dell’ultimo anno con la partecipazione di esperti come il politologo Isaia Sales.
La sentenza stabilisce, tra l’altro, che solo il Parlamento può articolare l’autonomia che serve al Paese, e che in ogni caso non possono essere devolute alle Regioni intere materie ma soltanto specifiche funzioni. Inoltre, le funzioni da delegare devono essere individuate scegliendo il livello istituzionale più adatto, sulla base di precisi criteri di efficacia, equità e responsabilità che devono tendere non ad un progetto politico particolare, ma alla realizzazione dei principi di uguaglianza e libertà che la Carta tutela in quanto finalità della Repubblica. I diversi livelli istituzionali devono concorrere al raggiungimento di tali obiettivi in un’ottica di cooperazione e non di dualismo istituzionale. Sulla base di ciò, la Corte ha bollato come “difficilmente giustificabile” la devoluzione di funzioni in materia di commercio con l’estero, tutela dell’ambiente, energia, grandi reti di trasporto, professioni, comunicazioni, norme generali sull’Istruzione.
Leggi la nota del Segretario confederale Christian Ferrari