Sanità, Spi Cgil Verona: “Sulle liste d’attesa basta statistiche di facciata”

Soltanto a marzo fuori tempo 1.600 prenotazioni. Al cup attese infinite, 1 utente su 4 riaggancia.

Verona, 29 ottobre 2026 – Lo Spi Cgil evidenzia da tempo che le statistiche ufficiali delle Ulss sul rispetto delle tempistiche delle prescrizioni mediche sono totalmente inservibili, dal momento che registrano soltanto le prestazioni che le aziende sanitarie riescono ad erogare, ma non dicono nulla sulla domanda di sanità proveniente dai cittadini.

Al di là della pratica border line delle liste di galleggiamento (va infatti sempre ricordato che il cittadino ha il diritto, per legge, di ricevere un appuntamento nei tempi previsti dalla prescrizione medica) l’Ulss non sa quanti sono e che fine fanno coloro che non riescono a trovare posto in agenda. Quanti sono quelli che scelgono (o possono permettersi) di andare a pagamento, in libera professione intramoenia, e quanti rinunciano a curarsi. Questi cittadini semplicemente e drammaticamente spariscono dai radar del servizio sanitario, il quale resta inconsapevole della sua (in)efficacia. E per un bene primario come la salute pubblica, questo è gravissimo.

E’ necessario che l’Ulss renda pubbliche le agende, perché come cittadini e come anziani ci sentiamo ormai presi in giro dallo sbandierare continuamente tempi rispettati all’85 o 95%, minimizzando il disagio di tanti anziani.

Analizzando i dati della nostra Ulss 9 nel mese di marzo 2026 avevamo, per esempio, appurato che nella classe di priorità D (differibile entro 30 giorni) — quella fondamentale per le prime diagnosi della popolazione anziana — erano rimaste fuori dai tempi di garanzia oltre 1.600 prenotazioni in un solo mese. Quasi una visita su quattro (26%) di Ortopedia viene erogata oltre i limiti di legge. Il 19,5% delle visite di Endocrinologia è fuori tempo massimo così come il 17,6% di Dermatologia, il 18,2% di Chirurgia Vascolare, il 13,8% di Otorinolaringoiatria e il 13,3% di Urologia.

E questo è soltanto l’emerso, ciò che viene registrato. Il sommerso è soltanto inferibile dal numero delle prescrizioni emesse dai medici di base (ora l’Agenas ci dice sono il doppio delle visite effettuate) e dalle inchieste statistiche sulla rinuncia alle cure. Un altro indicatore utile può essere tratto dall’analisi del traffico telefonico dei call center. I numeri relativi all’Ulss 9 e all’Aoui sono stati recentemente dichiarati nei documenti di gara per il nuovo bando dei Cup.

Nell’Ulss 9 ben il 25,6% delle chiamate al Cup sanitario viene abbandonato (372.959 su un totale annuo di 1.537.870). Vale a dire che quasi 1 utente su 4 riaggancia per disperazione. Va un po’ meglio in Aoui che registra 103.888 telefonate riagganciate, cioè il 15,4% su un totale di 713.338. Quasi una operazione su quattro di prenotazione, disdetta o spostamento gestita dall’Ulss 9 (156.000 l’anno, il 23,4% su un totale di 667.982) finisce nel limbo delle liste di pre-appuntamento, cioè intrappolata in una dimensione di sospensione priva di data certa. Chi chiama il servizio pubblico attende in media oltre 7 minuti e un quarto, ma per la libera professione i tempi d’attesa al telefono crollano a poco più di 2 minuti (2 min e 22 sec), dimostrando che quando si paga il canale di accesso è drasticamente più rapido.

“Non possiamo accettare che le inefficienze strutturali del sistema vengano mascherate da medie regionali trionfalistiche, mentre i pensionati e le famiglie di Verona pagano il prezzo di un servizio pubblico ridotto allo stremo” incalza il segretario generale Spi Cgil Verona Adriano Filice. Lo Spi Cgil Verona torna a chiedere con forza l’apertura immediata e trasparente delle agende, superando la logica delle liste bloccate e rendendo pubblici i reali volumi di domanda inevasa; piani straordinari di recupero focalizzati sulle specialità in sofferenza cronica; un vero potenziamento dei servizi territoriali, dalle case della comunità ai call center ponendo fine alle attese telefoniche infinite e alla pratica del galleggiamento che calpestano il diritto alla salute dei cittadini veronesi” continua Filice. “Inoltre, la nuova legge di bilancio conferma una tendenza al definanziamento che allarma: non vengono destinate le risorse indispensabili per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale. Senza investimenti strutturali su personale, liste d’attesa e medicina di territorio, è a rischio il principio stesso di universalità delle cure e la garanzia della salute come bene comune” conclude il segretario Spi Cgil.

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