La legge di bilancio toglie ai comuni veneti 110 milioni di euro. L’allarme dello Spi regionale: “per i cittadini piú tasse e meno servizi”

La legge di bilancio? Ai Comuni veneti “costerà” circa 110 milioni di euro, in media quasi 200 mila euro per ogni singolo comune. Una vera e propria batosta – provocata dai tagli ai trasferimenti e dalla riduzione del fondo Imu/tasi – che potrebbe tradursi in un innalzamento delle imposte locali, dato che nel 2019 viene meno la norma blocca-tributi adottata dal governo Renzi, e in una sforbiciata della spesa sociale. È un panorama a tinte fosche quello che emerge dall’analisi effettuata dallo Spi Cgil del Veneto sul bilancio di previsione dello Stato per il 2019 e del bilancio pluriennale per il triennio 2019/2021.

E proprio per questo il sindacato dei pensionati lancia un monito ai Comuni veneti affinché i provvedimenti che verranno adottati per coprire le “perdite” non vadano a colpire i redditi medio-bassi e i servizi sociali. “Siamo molto preoccupati – spiega Renato Bressan, della segreteria regionale la legge di bilancio 2019 è una vera e propria tagliola che riduce notevolmente le risorse degli Enti locali costringendoli, a fronte dell’obbligo del pareggio di bilancio, a trovare nuove coperture con l’aumento dei tributi e con tagli ai servizi. Noi, attraverso la negoziazione con i comuni veneti, punteremo a difendere i redditi medio-bassi con particolare attenzione ai nostri pensionati che stanno vivendo un momento molto difficile. Chiederemo dunque che il sistema tributario segua criteri di progressività laddove vi siano aliquote uniche, che vengano ampliate le soglie di esenzione e che in generale non vengano colpite le fasce di reddito più disagiate“.

A livello italiano la legge di bilancio toglierà ai Comuni circa 1,3 miliardi di euro. In più, con i prossimi bilanci di previsione, le amministrazioni potranno aumentare la pressione fiscale ai propri contribuenti. Una “opportunità” concessa anche agli enti che hanno già approvato il proprio bilancio ma che intendono modificare le proprie imposte e tariffe attraverso la sua variazione (e non la sua riapprovazione). In tale contesto nel Veneto su 563 Comuni, 328 (il 58,3%) dispongono ancora di uno spazio fiscale per poter intervenire sull’aumento dell’addizionale Irpef e addirittura 432 (il 76,7%) sulle imposte immobiliari (Imu e Tasi)

Lo Spi Cgil del Veneto si confronterà con tutte le singole amministrazioni per tutelare i cittadini meno abbienti, come i pensionati – continua Elena Di Gregorio Segretaria Generale dello Spi del Veneto-. Questa è una legge di bilancio che rischia di colpire categorie sociali più deboli già fortemente penalizzate. Con la negoziazione faremo di tutto per difendere la fasce di reddito medio-basse su cui non possono ricadere gli effetti di una legge di bilancio che riteniamo fortemente negativa“.