I patti anti evasione in Veneto fruttano circa 1 milione di euro per il 2016

antievasione-immagineC’è chi dichiara un Isee modesto per sfruttare le agevolazioni previste per i meno abbienti, come per esempio gli “sconti” sulle rette degli asili nido e chi apre una attività restando però sconosciuto al fisco. C’ è chi realizza opere abusive, chi utilizza dipendenti in nero, chi non paga le tasse comunali o chi ha immobili con inquilini non “dichiarati”. L’evasione fiscale si nasconde in molti anfratti ed è spesso difficile scovarla. Dal 2005, però, anche i Comuni hanno la possibilità di segnalare all’Agenzia delle Entrate o all’Inps le irregolarità, e i soldi recuperati in questo modo finiscono tutti nelle casse dell’amministrazione che ha denunciato l’evasione.
In Veneto nel 2015 è stato recuperato in questo modo più di un milione di euro, soldi che sono entrati quest’anno nelle disponibilità dei Comuni.
Eppure – come dimostrano i dati elaborati da Dipartimento contrattazione sociale della Cgil del Veneto – la strada da fare è ancora nulla.
Solo 1 Comune veneto su 6, infatti, svolge una attività di accertamento e di denuncia dell’evasione. Ma, soprattutto, nel 2015 si sono recuperati 1.034.759 euro, circa l’ 8% in meno rispetto all’anno prima (1.126.666 euro), anche se la crescita in confronto al 2013 è del 75,8%.
“Continueremo questa importantissima battaglia – spiega Gino Ferraresso, responsabile dei Dipartimento Contrattazione sociale dello Spi-Cgil del Veneto – L’opportunità di partecipare a questa battaglia e di mantenere sul territorio il 100% delle risorse recuperate dovrebbe essere sfruttata da tutti. Per cui ci auguriamo che la lotta all’evasione e all’elusione fiscale diventi una priorità anche per i Comuni. Non solo perché si possono reperire risorse da reinvestire nel territorio ma anche e soprattutto perché c’è bisogno di rafforzare la cultura della legalità!”.

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