Dopo il taglio delle rivalutazioni ecco il conguaglio-beffa che penalizzerà 400 mila pensionati veneti

Di Girolamo (segreteria Spi Cgil Veneto): “altro che governo del cambiamento, questo è il governo del peggioramento”

Sabato 1 giugno manifestazione unitaria a Roma per protestare contro le politiche dell’esecutivo Conte

Dopo il danno, ecco la beffa. Che arriverà puntuale dopo le elezioni europee – essendo un provvedimento decisamente impopolare – e andrà a penalizzare oltre 400 mila pensionati veneti (circa un pensionato su tre), quelli che hanno assegni lordi tre volte superiori alla pensione minima (circa 500 euro lordi mensili). Stiamo parlando dell’emendamento con cui l’esecutivo Conte ha deciso di tagliare le rivalutazioni e che ha già fatto mobilitare i sindacati nei mesi scorsi.

Ma che succede adesso? Semplice. Il governo intende chiedere ai nostri pensionati il conguaglio per i mesi di gennaio, febbraio e marzo quando il taglio non era ancora entrato in vigore e quindi gli assegni previdenziali avevano ottenuto la piena rivalutazione.

Insomma, “come abbiamo denunciato da tempocommenta Giuseppe Di Girolamo, della segreteria dello Spi Cgil del Veneto – il governo “del cambiamento” utilizza ancora una volta gli anziani come bancomat, andando a calcolare un conguaglio nei confronti del quale abbiamo già espresso la nostra totale contrarietà che ribadiremo il 1° giugno alla grande manifestazione unitaria di piazza San Giovanni a Roma. Altro che governo del cambiamento, questo è il governo del peggioramento. L’ esecutivo ha deciso di proseguire nella politica di adeguamenti parziali dell’inflazione cominciata ormai 8 anni fa e che si sarebbe dovuta interrompere proprio dall’1 gennaio 2019 dopo le tante battaglie portate avanti dai sindacati. Insomma: dov’è questo tanto annunciato cambiamento?”.

Gli oltre 400 mila pensionati veneti che subiranno questa beffa sono distribuiti in tutte le province: circa 81 mila a Venezia, 76 mila a Padova, 73 mila a Verona, 66 mila e 800 a Treviso, 66 mila e 500 a Vicenza, 20 mila a Rovigo a Belluno e 19 mila a Rovigo. Tutti pensionati che portano a casa assegni superiori ai 1.500 euro lordi al mese, importo che, ricordiamo, si traduce in una entrata netta di poco superiore ai mille euro mensili, nulla a che vedere con le cosiddette pensioni d’oro.  

Non solo è stata tradita ancora una volta la fiducia dei pensionati italiani con una scelta profondamente ingiusta per fare cassa – continua Di Girolamoma ora arriva anche un conguaglio che sa di scherno ancor più considerando che verrà attuato dopo le elezioni europee. Il 1° giugno in piazza faremo sentire forte la nostra voce anche nei confronti di questa ingiustizia. Si è disatteso completamente l’accordo firmato dai sindacati nel 2016 con il precedente governo che prevedeva di non ricorrere più a meccanismi di perequazione peggiorativi e penalizzanti in particolare nei confronti delle pensioni frutto di contributi da lavoro. Noi vogliamo smascherare l’ipocrisia di questo esecutivo e lo faremo con forza senza fare sconti a nessuno”.

Ufficio Stampa Spi Cgil Veneto

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