COSTO DELLA VITA E RIVALUTAZIONE, AD APRILE ARRIVANO I TAGLI DEGLI ASSEGNI PER 400 MILA PENSIONATI VENETI

Di Girolamo (Spi Cgil): “siamo il bancomat del governo, noi continueremo la nostra mobilitazione”

Le lettere dell’Inps stanno già arrivando nelle case di molti pensionati veneti. E la comunicazione non è di quelle gradite. L’Ente previdenziale, infatti, annuncia che l’assegno è stato ricalcolato secondo l’articolo 1, comma 260, della legge 30 dicembre 2018 numero 145. Tanti numeri che significano una cosa sola: a partire da aprile arriva il taglio della pensione per circa 400 mila anziani veneti, “rei” di ricevere un assegno superiore ai 1.537 euro lordi al mese (circa 1.200 euro netti). Per loro l’adeguamento al costo della vita (detta anche rivalutazione o perequazione) sarà inferiore rispetto a quanto era programmato proprio a partire dal 2019.

Non solo. Siccome il “taglio” verrà applicato appunto dal prossimo mese, l’Inps decurterà anche gli importi di gennaio, febbraio e marzo con un conguaglio che ridurrà ulteriormente gli assegni previdenziali dei 400 mila pensionati veneti coinvolti. Un provvedimento che verrà adottato nei mesi successivi alle elezioni europee.

Nonostante le proteste e le mobilitazioni dei pensionati a dicembre e la grande manifestazione di febbraio – spiega Giuseppe Di Girolamo, della segreteria dello Spi Cgil Veneto – il Governo ha mantenuto la decisione presa con la legge finanziaria di tagliare la rivalutazione delle pensioni. Così i pensionati con una pensione che supera i 1.537 euro lordi, ad aprile dovranno restituire parte dell’aumento ricevuto dal primo gennaio e frutto dell’accordo sindacale del 2016. Nessun cambiamento all’orizzonte, insomma: anche questo governo tratta i pensionati come un bancomat. E ancora una volta mette le mani nelle loro tasche facendogli pagare il conto della manovra economica con un danno permanente, perché questa decurtazione non sarà più recuperata più in futuro. Questa amara sorpresa è un passo indietro rispetto alle decisioni assunte dal precedente governo. Noi la riteniamo ingiusta e punitiva. Non possiamo tollerare i continui attacchi alle pensioni come se fossero frutto di privilegi. A rimetterci non sono le pensioni d’oro ma chi ha una pensione normale. E continueremo a mobilitarci contro questi provvedimenti, per una vera riforma delle pensioni che tenga conto del diritto dei giovani e degli anziani ad avere una pensione dignitosa, oggi come domani”.